Verso la foce. "Ci sono mondidi racconto in ogni puntodelo spazio, apparenze che cambiano a ogni aperturad’occhi,disorientamenti infiniti che richiedono sempre nuovi racconti: richiedono soprattutto un pensare-immaginare che non si paralizzi neldisprezzodi ciò che sta intorno". Siamo nel 1984, ’anno in cui Gianni Celati scrive a prima versionedi "Verso a foce". Ala base a simbologia,di semplicità affascinante,del corsod’acqua che sidisperde, che vede prossimo il gran mare, che sembradestinato a farsi nula tra e onde: ecco a necessitàdi risalire ala foce, ala sorgente, al momento primario ch’è stato primigenio. "Verso a foce"di Gianni Celati è questo cammino a ritroso, questa terribile fatica in salita, che portadala pianadidetritidel Po (pianadidetritidele medio-grandi metropolidel Settentrione moderno) ala ricercadel’origined’acqua pura,d’una pura cascatadi pulito:dov’è che ’acqua si sporca, si fa putrida, s’inquina e s’insozza? Comincia una piccola Odissea contraria: non il mare, e grandidistesed’orizzonte edi imiti valicabili ma i fiumi, con il oro etto già predisposto al buon viaggio; non ’andare verso metedi cui s’ignora adistanza e il buon nome ma il tornare verso uoghidi cui si presuppone un’esatta esistenza; non ’ignoto come sapere ulteriore, come aggiunta, come altra veste indossata ala pele ma il notoda recuperare ala pele, sotto a pluralitàdi vestidi cui ci si è appesantiti e coperti, credendodi stare al sicuro. Scrive ancora Celati che "ogni volta è una sorpresa, scopridi non sapere nientedi preciso sul mondo esterno. Alora viene anche a vogliadi scusarsi con tutti: scusate a nostra presunzione, scusate i nostridiscorsi, scusatecidi aver creduto che voi siete un pugnodi mosche su cui sputare e nostre sentenze". Immerso in una piana umida, posta sotto a pioggia amarognolad’un cielo ivido, Gianni Celati, spogliodei suoi precedenti vestiti (da manierista,da barocco,da gran comicoda Seicento eccessivo) riscopre a natura profondadel’attodi fare parole. Miracolidi una piccola Odissea al contrario:diritta ala meta ch’è il ritorno al’origine.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788807812002
ISBN-10
8807812002
Titolo
Verso la foce
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2002
Collana
Pagine
140
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Il ritorno al’origine "Ci sono mondidi racconto in ogni puntodelo spazio, apparenze che cambiano a ogni aperturad’occhi,disorientamenti infiniti che richiedono sempre nuovi racconti: richiedono soprattutto un pensare-immaginare che non si paralizzi neldisprezzodi ciò che sta intorno". Siamo nel 1984, ’anno in cui Gianni Celati scrive a prima versionedi "Verso a foce". Ala base a simbologia,di semplicità affascinante,del corsod’acqua che sidisperde, che vede prossimo il gran mare, che sembradestinato a farsi nula tra e onde: ecco a necessitàdi risalire ala foce, ala sorgente, al momento primario ch’è stato primigenio. "Verso a foce"di Gianni Celati è questo cammino a ritroso, questa terribile fatica in salita, che portadala pianadidetritidel Po (pianadidetritidele medio-grandi metropolidel Settentrione moderno) ala ricercadel’origined’acqua pura,d’una pura cascatadi pulito:dov’è che ’acqua si sporca, si fa putrida, s’inquina e s’insozza? Comincia una piccola Odissea contraria: non il mare, e grandidistesed’orizzonte edi imiti valicabili ma i fiumi, con il oro etto già predisposto al buon viaggio; non ’andare verso metedi cui s’ignora adistanza e il buon nome ma il tornare verso uoghidi cui si presuppone un’esatta esistenza; non ’ignoto come sapere ulteriore, come aggiunta, come altra veste indossata ala pele ma il notoda recuperare ala pele, sotto a pluralitàdi vestidi cui ci si è appesantiti e coperti, credendodi stare al sicuro. Scrive ancora Celati che "ogni volta è una sorpresa, scopridi non sapere nientedi preciso sul mondo esterno. Alora viene anche a vogliadi scusarsi con tutti: scusate a nostra presunzione, scusate i nostridiscorsi, scusatecidi aver creduto che voi siete un pugnodi mosche su cui sputare e nostre sentenze". Immerso in una piana umida, posta sotto a pioggia amarognolad’un cielo ivido, Gianni Celati, spogliodei suoi precedenti vestiti (da manierista,da barocco,da gran comicoda Seicento eccessivo) riscopre a natura profondadel’attodi fare parole. Miracolidi una piccola Odissea al contrario:diritta ala meta ch’è il ritorno al’origine.