La velia. Barbuto narratoredi Toscana, Bruno Cicognani fu - prettamente - un bozzettista: ambientazione realisticadi uoghi, un po’di grottesco nele forme, ’interesse ala curatela per una prosa quanto più coloquiale e ben riuscita possibile. Talora pervasada moralismo estetizzante, a scritturadi Cicognani vive un’avventura improvvisa, infervorata e sorprendente, con "La Velia" che è romanzo in cui, accanto ala rievocazione ed al ricordo, affiora un’intensa venadi sensualismodannunziano. ’opera, scritta nel 1923, risente certamentedel vernacolismodi cui ’autore è pregno e, tuttavia, conquista per ’infiammazione narrativa che ardedal’interno: vi è unadonna, al centrodelo scritto, e cui carnidissipate rendono maschera crudele, agre, negativa, in apparenza unica figura in cui s’addenza tutto il buio, tutto ’oscurodel’Italiad’inizio Novecento (che fa intralazzodela politica,dela morale fa belicismo,del’amordi patria ne fa ragione per una guerra). In realtà, etteradopo ettera, paginadopo pagina, ci s’accorge che "questa mangiauomini" - come ebbe a scrivere Renato Minore - "si muove in mezzo ad una massadiderelitti che si asciano vivere mentre ei, solo ei, sente e vive e pulsa, come pulsa ’autore, inferforandosi e sputando tutto il nero attraverso un sottile spiritodi perversione". "La Velia"di Cicognani è esattamente questo: adissipazione che fadi sé una carcassa malandata, che s’offre a spiriti arvali come si offriva, al’iniziodel Novecento,agli stessi spiriti ’Italia. Crepuscolare, sapida ed amara: è a storia, per metafora,d’una nazione.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788809212695
ISBN-10
880921269X
Titolo
La velia
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1997
Collana
Pagine
240
Genere
Punti Accumulabili
€ 8.26
L’Italiadi Cicognani Barbuto narratoredi Toscana, Bruno Cicognani fu - prettamente - un bozzettista: ambientazione realisticadi uoghi, un po’di grottesco nele forme, ’interesse ala curatela per una prosa quanto più coloquiale e ben riuscita possibile. Talora pervasada moralismo estetizzante, a scritturadi Cicognani vive un’avventura improvvisa, infervorata e sorprendente, con "La Velia" che è romanzo in cui, accanto ala rievocazione ed al ricordo, affiora un’intensa venadi sensualismodannunziano. ’opera, scritta nel 1923, risente certamentedel vernacolismodi cui ’autore è pregno e, tuttavia, conquista per ’infiammazione narrativa che ardedal’interno: vi è unadonna, al centrodelo scritto, e cui carnidissipate rendono maschera crudele, agre, negativa, in apparenza unica figura in cui s’addenza tutto il buio, tutto ’oscurodel’Italiad’inizio Novecento (che fa intralazzodela politica,dela morale fa belicismo,del’amordi patria ne fa ragione per una guerra). In realtà, etteradopo ettera, paginadopo pagina, ci s’accorge che "questa mangiauomini" - come ebbe a scrivere Renato Minore - "si muove in mezzo ad una massadiderelitti che si asciano vivere mentre ei, solo ei, sente e vive e pulsa, come pulsa ’autore, inferforandosi e sputando tutto il nero attraverso un sottile spiritodi perversione". "La Velia"di Cicognani è esattamente questo: adissipazione che fadi sé una carcassa malandata, che s’offre a spiriti arvali come si offriva, al’iniziodel Novecento,agli stessi spiriti ’Italia. Crepuscolare, sapida ed amara: è a storia, per metafora,d’una nazione.