Quaderni 1957-1972. Mile pagine che riguardano sé stesso. "Quest’opera è una continua riflessione sudi me", si egge a un certo punto. ’occhio fissa a mente, ’anima, il corpo e ne fa continui oggettid’investigazione,d’ossessione,di ricerca nel profondo. Fissato fermo al proprio Io, Cioran si chiama a rapporto, si prostra a confessione, s’avanzadele accuse, genera condanna: condannatosi, può finalmente gemere infelice. Questa è a parte che ’autore s’èdato come "un attore che muta ogni sera il costume, il volto, a parte" rimanendo fisso in scena. Recita così, come si recita un monologo, a giovinezza in Romania, ’adolescenzadi Berlino, e strade intorno al’Odeon; ’infernodel’insonnia, a foliadela calunnia, ’apocalisse isterica e ridicola; recita chiamando a testimonio i vicinidi casa, i parenti perduti, e negozianti presso casa. Talora aggredisce, per un momento solo, aggredisca a vita o una sua parte, ma subito si pente, si rassegna, calma il tono e a maniera. Verrà non a conciliazione, ’affinità, a compromissione col reale ma a sconfittadi "un’animadura", che a verità "colpisce come un coltelo al cuore". Come Kafka, altrodiarista supremo e addolorato, Cioran finirà perdisfarsi: malato, ingialito, privodi respiro edi parole, ossa magre senza carne, in undeliriod’agonia fattodi visioni, ipotesi,di fascinazioni momentanee. Assaltidesolanti, saranno pagine meravigliose. "Chi è quest’uomo?" è scritto. Chi è quest’uomo, o sa chi egge questa meraviglia.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788845916151
ISBN-10
8845916154
Titolo
Quaderni 1957-1972
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2001
Collana
Pagine
1112
Genere
Classificazione
Argomento
Punti Accumulabili
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Chi è quest’uomo? Mile pagine che riguardano sé stesso. "Quest’opera è una continua riflessione sudi me", si egge a un certo punto. ’occhio fissa a mente, ’anima, il corpo e ne fa continui oggettid’investigazione,d’ossessione,di ricerca nel profondo. Fissato fermo al proprio Io, Cioran si chiama a rapporto, si prostra a confessione, s’avanzadele accuse, genera condanna: condannatosi, può finalmente gemere infelice. Questa è a parte che ’autore s’èdato come "un attore che muta ogni sera il costume, il volto, a parte" rimanendo fisso in scena. Recita così, come si recita un monologo, a giovinezza in Romania, ’adolescenzadi Berlino, e strade intorno al’Odeon; ’infernodel’insonnia, a foliadela calunnia, ’apocalisse isterica e ridicola; recita chiamando a testimonio i vicinidi casa, i parenti perduti, e negozianti presso casa. Talora aggredisce, per un momento solo, aggredisca a vita o una sua parte, ma subito si pente, si rassegna, calma il tono e a maniera. Verrà non a conciliazione, ’affinità, a compromissione col reale ma a sconfittadi "un’animadura", che a verità "colpisce come un coltelo al cuore". Come Kafka, altrodiarista supremo e addolorato, Cioran finirà perdisfarsi: malato, ingialito, privodi respiro edi parole, ossa magre senza carne, in undeliriod’agonia fattodi visioni, ipotesi,di fascinazioni momentanee. Assaltidesolanti, saranno pagine meravigliose. "Chi è quest’uomo?" è scritto. Chi è quest’uomo, o sa chi egge questa meraviglia.