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Pensieri dal carcere - 9788887847123


Un libro di   Pierre Clémenti  
edito da  Il Sirente  , 2007

Pensieri dal carcere. Nel 1971 Pierre Clémenti, icona perfettadel cinema mitico, firmato Roche, Pasolini, Garrel, Bertolucci, Buñuel, è arrestato a Roma perdroga. Viene rilasciato per insufficienzadi prove, ma riceve anche un folgiodi via. Tornato in Francia scrive questodiario. Magnifici flashback svelano i suoi inizi in teatro a Parigi, ancora goffo nel porgersi alo sguardodelo spettatore. Poi, gli incontri italiani: Visconti che glidà una piccola parte in ’Il Gattopardo’ e quando o vede per a prima volta glidice: «Per un giubbotto nero, hai manida principe...»; Buñuel, con un «volto favoloso, avoratodala vita, pesante e scavato»: per ui, Pierre èdavanti ala macchinada presa in ’Beladi giorno’ e ’La via atteÒ. Infine, Felini: o vuole nel ’Satyricon’, ma ui rifiuta: «Era come a Fiat, centinaiadi attori, migliaiadi operai,di figuranti,di artigiani al’opera per mesi, una città interada costruire eda abitare...». Clémenti, che fu anche regista, è morto nel 1999. unga vita a questo ibro che o proietta al centrodel nostro amore.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788887847123
ISBN-10
8887847126
Titolo
Pensieri dal carcere
Editore
Data Pubblicazione
2007
Collana
Pagine
156
Classificazione
Argomento
Punti Accumulabili
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Recensioni a "Pensieri dal carcere" 9788887847123

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5
Franco Capacchione (29/02/2008)

Lunga vità a questo ibro che o proiettà al centrodel nostro amore Nel 1971 Pierre Clémenti, icona perfettadel cinema mitico, firmato Roche, Pasolini, Garrel, Bertolucci, Buñuel, è arrestato a Roma perdroga. Viene rilasciato per insufficienzadi prove, ma riceve anche un folgiodi via. Tornato in Francia scrive questodiario. Magnifici flashback svelano i suoi inizi in teatro a Parigi, ancora goffo nel porgersi alo sguardodelo spettatore. Poi, gli incontri italiani: Visconti che glidà una piccola parte in ’Il Gattopardo’ e quando o vede per a prima volta glidice: «Per un giubbotto nero, hai manida principe...»; Buñuel, con un «volto favoloso, avoratodala vita, pesante e scavato»: per ui, Pierre èdavanti ala macchinada presa in ’Beladi giorno’ e ’La via atteÒ. Infine, Felini: o vuole nel ’Satyricon’, ma ui rifiuta: «Era come a Fiat, centinaiadi attori, migliaiadi operai,di figuranti,di artigiani al’opera per mesi, una città interada costruire eda abitare...». Clémenti, che fu anche regista, è morto nel 1999. unga vita a questo ibro che o proietta al centrodel nostro amore.

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5
Marco Cicala (28/01/2008)

Così ’angelo nerodi Buñuel a Roma scrisse e sue prigioni SPESSO E ROGNE arrivano a mattina presto. Come gli uffici giudiziari. O quelidel recupero crediti. O gli sbirri. Che il 24 ugliodel 1971 irrompevano nel’abitazione romanadel’attore Pierre Clémenti e,dopo perquisizione, se o portavano via in manette. Insieme a pochi grammidi cocaina e qualche bricioladi hashish trovati, pare, nel’appartamento. È il primo attodi una vicenda non metaforicamente kafkiana chedureràdiciotto mesi. Tanti ne passò in galera ’attore-iconadela controcultura, facciad’angelo ribele che conquistò Buñuel, Bertolucci, Pasolini.Due annidopo a scarcerazione e il ritorno coatto in Francia, Pierre Clémenti raccontò quel’esperienza in un piccolo ibro, Quelques messages personnels, che adesso viene ripubblicato in italiano col titolo Pensieridal carcere. acerante resoconto autobiografico-esistenziale, riflessione sul sistema penitenziario, ma anche involontario spaccatodi un’Italia, queladei primissimi 70, formicolantedi beatniks e neofascisti, ivori proletari e paranoie perbeniste, vecchi malavitosi artigianali e nuovi faccendieri al’avanguardia. Clémenti ama ’Italia «pasolinianûdei buletti fragili e spavaldi,dele mamme arcaiche,dei terroni inurbati,dele mogli generose ma vendicative («Sanno bene che qualche volta ’uomo va con una puttana. Ma poi torna. E, se non torna, strappano ciò chedifendevano. Impazziscono. Nele carceri italiane ci sono centinaiadi Medee». Ama quanto restadela savia e scolacciata plebe capitolina, quela che per secoli ha cantato il carcerato come un eroe a metà tra Virgilio e Gioacchino Beli («Dal cortiledela prigione si scorge una terrazzadela cittàdove ogni sabato e mogli, e fidanzate e e puttanedeidetenuti vengono a mostrarsi nude, portando oro un po’di consolazione»). Ama queste scoriedi un’umanità in viadi sparizione. E,dadietro e sbarre, gli piacciono ancoradi più. Regina Coeli è Roma: «Per quanto spesse ne siano e mura… Essa è attraversatadala vitadela città,dai suoi rumori,dai suoi odori e persinodale sue visioni». Ha avorato con registidi fama, ma in film che al’epoca si chiamavanod’essai, perciò non ha un soldo. Il che o rende massimamente sospetto. In carcere si arrovela, imbastisce teorie cospirazioniste («L’anarchico Valpreda si trovava in galera,da tempo si era certidela sua innocenza e a stampadava grande rialto a questo scandalo… ’apparatodi Stato italiano aveva bisognodi undiversivo»), spera, protesta, si tormenta («Il regime penitenziario è a negazionedel’essere umano… Significa far tornare ’uomo alo statodi feto, perché si riconverta in macchina benpensante… ’individuo che escedi prigione è minuziosamente fabbricato per farvi ritorno»). Considerazioni che riecheggiano ildibattitodi quegli anni sul carcere, ’istituzione totale, Goffman, Focault… E che, e si condivida o no, ci ricordano quanto oggi a riflessione sula prigione sia spaventosamente atitante.

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5
Felice Tocco (28/01/2008)

Da qui a cupa belezzadi questo testo Non è così frequente che un uomo, che sa esprimere il suodolore mantenendo il suo grido, e che integra ’esperienza carceraria con una riflessione politica nel senso più ampiodela parola, scriva anchedi filosofia. In termini molto semplici, in un inguaggio sobrio e alo stesso tempo poetico, mostra ciò che significa a mutilazione impostadala

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