Il cutter Agamaca fende le acque gelide, lasciandosi alle spalle l'ultimo avamposto di terra abitata.
Manuel Silva e il suo equipaggio si spingono verso il continente antartico, affrontando l'ignoto e la furia di un oceano indomito per svelare i segreti celati tra i ghiacci eterni.
Il Capo Bianco guida la spedizione dal ponte della sua imbarcazione verso il Paradiso delle Lontre, dove il mare muta improvvisamente da specchio immobile a voragine ribollente di schiuma salmastra. Alejandro gestisce i segnali radio mentre il sergente Ulloa osserva la costa diradarsi in un bianco accecante, cercando risposte tra le insenature che nemmeno gli yagàn hanno mai osato mappare.
Nulla è certo qui.
Félix scruta l'orizzonte con la consapevolezza di chi conosce il peso delle correnti, conscio che la rotta verso l'Antartide esige tributi di sangue in cambio di ogni miglio guadagnato verso il confine estremo. La stiva è carica di provviste ma svuotata di ogni certezza, mentre il ghiaccio inizia a circondare lo scafo con la lentezza di una morsa di pietra destinata a trattenere chiunque osi sfidare la solitudine del polo.
Le vele si ammainano nel silenzio di una terra che non ammette ritorni scontati, lasciando che il vento scolpisca i volti di uomini ormai estranei a ogni civiltà.
L'ultima onda si infrange contro il fianco del cutter, sigillando il destino di chi ha osato sfidare la fine del mondo.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa di viaggio e avventura.
✔ Estimatori della letteratura legata alle terre australi.
Perché è diverso
La narrazione eleva l'ambiente antartico al rango di entità senziente, trasformando la geografia in un antagonista attivo. L'opera rifiuta le convenzioni dell'epica classica per concentrarsi sulla fragilità dell'equipaggio rispetto alla vastità insondabile dello scenario geografico.
Dettagli Bibliografici
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