L’arroganza di Horace Lamb satura ogni stanza, riducendo i servitori a ombre silenziose e i quattro figli a spettatori intimiditi del suo dispotismo domestico.
In una tenuta governata dall'egoismo, le dinamiche di potere tra Horace e la facoltosa moglie Charlotte vengono incrinatamente alterate da una passione clandestina con il cugino Mortimer, destinata a esplodere durante un lungo distacco.
L’ingresso di Gideon, il nuovo precettore, insieme alla madre Gertrude e alla sorella Magdalen, frantuma l'architettura dei legami preesistenti tra le mura domestiche.
L'ordine crolla.
Charlotte, in viaggio per l'America, lascia spazio a un pericoloso vuoto che Mortimer riempie con il peso di un amore proibito nella residenza Lamb, mentre l'insensibilità del padrone di casa ignora il disfacimento del proprio assetto familiare. Ogni gesto quotidiano diventa una manovra sottile tra l'avidità di Horace e i desideri soffocati di chi abita la villa, trasformando le stanze in un teatro dove il ceto sociale maschera crudeltà e sotterfugi inconfessabili.
L'arrivo dei nuovi ospiti innesca una lotta per l'eredità tra i Lamb, costringendo i personaggi a rinegoziare la propria posizione in un gioco dove ogni parola è un'arma affilata rivolta contro il decoro apparente dei padroni.
Il fragile equilibrio della dimora si sgretola nel silenzio colpevole dei corridoi.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa britannica del primo Novecento.
✔ Appassionati di analisi delle dinamiche di classe.
Perché è diverso
La struttura narrativa fa leva quasi esclusivamente su dialoghi taglienti, costruendo la tensione attraverso il non detto e la crudeltà verbale dei personaggi. L'ambientazione claustrofobica trasforma la casa in un laboratorio psicologico dove la gerarchia domestica definisce ogni interazione umana.
Dettagli Bibliografici
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