Retablo. "Volevo che a mia amante si tramutasse indonna singolare, si facesse sogno, irrealtà, chimera. Io a contemplavo, e parlavo, e rivolgevo fiati e silabed’amore per tutto il tempodel’incubazione edel’attesa. E, quindi, tolta a fasciaturadela ràfia, gridai per il miracolo: gl’innesti, attorno attorno, come una corona, vivi, teneri, s’alzavano in tronco". ’Retablo’di Vincenzo Consolo è partitura apparentemente complessa, che si svela megliodopo a rilettura. Il rimandodel titolo ala tripartita composizione pittorica, pluriprospettica e cangiante perdettatod’immagine, è certo alusione che si fa pratica: il romanzo muta più volte voce narrante, occhio che sbircia, oggettod’analisi pur - in finale - convergendo magnificamente. "Sogno, irrealtà, chimera" scrive Consolo e scrive "incubazione" ed "attesa" e "ràfia" e "miracolo": termini che servono a far comprendere come, ancora una volta, siamo innanzi ad una scrittura che fa barocco non tanto, non solo, per suono cantantedel verbo prescelto ma - ancordi più - per ’intreccio che s’ammanta, si tramuta, si cambia poi si forma,deforma, riforma fino adarsi tutto in immaginidi belezza intangibile. "Lungo il cammino intanto pongo tra me medesimo e a storia, tra me e questo secol nostrodi carestia edi pesti" -detta Consolo - "un infinitadistanza, un sospeso valo, un occhio trasognato". Ecco: è con ’occhio trasognatodel’artista che fa composizione ardita, che pulula e tarocca il reale, che ’Retablo’ è stato scritto. Magnificamente.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788838924071
ISBN-10
8838924074
Titolo
Retablo
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2009
Collana
Pagine
201
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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L’occhio trasognatodi Consolo "Volevo che a mia amante si tramutasse indonna singolare, si facesse sogno, irrealtà, chimera. Io a contemplavo, e parlavo, e rivolgevo fiati e silabed’amore per tutto il tempodel’incubazione edel’attesa. E, quindi, tolta a fasciaturadela ràfia, gridai per il miracolo: gl’innesti, attorno attorno, come una corona, vivi, teneri, s’alzavano in tronco". ’Retablo’di Vincenzo Consolo è partitura apparentemente complessa, che si svela megliodopo a rilettura. Il rimandodel titolo ala tripartita composizione pittorica, pluriprospettica e cangiante perdettatod’immagine, è certo alusione che si fa pratica: il romanzo muta più volte voce narrante, occhio che sbircia, oggettod’analisi pur - in finale - convergendo magnificamente. "Sogno, irrealtà, chimera" scrive Consolo e scrive "incubazione" ed "attesa" e "ràfia" e "miracolo": termini che servono a far comprendere come, ancora una volta, siamo innanzi ad una scrittura che fa barocco non tanto, non solo, per suono cantantedel verbo prescelto ma - ancordi più - per ’intreccio che s’ammanta, si tramuta, si cambia poi si forma,deforma, riforma fino adarsi tutto in immaginidi belezza intangibile. "Lungo il cammino intanto pongo tra me medesimo e a storia, tra me e questo secol nostrodi carestia edi pesti" -detta Consolo - "un infinitadistanza, un sospeso valo, un occhio trasognato". Ecco: è con ’occhio trasognatodel’artista che fa composizione ardita, che pulula e tarocca il reale, che ’Retablo’ è stato scritto. Magnificamente.