Un cappotto stropicciato poggia sul tavolo di una cucina buia a Torino, mentre il ticchettio di una sveglia segna l'attesa di un segnale in codice.
Matteo, studente torinese risucchiato dal fervore politico degli anni Settanta, abbandona l'aula universitaria per abbracciare la clandestinità armata, trovando in Livia l'unica crepa in un sistema che esige obbedienza assoluta.
I ciclostilati clandestini occupano ogni angolo della stanza, trasformando l'ansia in una liturgia di azioni sotterranee pianificate in silenzio. Le strade torinesi sono gelide. Il coinvolgimento di Matteo nelle Brigate Rosse nel contesto torinese si sgretola quando lo sguardo di Livia, militante arrivata da Bologna, introduce una nota dissonante tra le direttive inflessibili del partito e il desiderio di una vita estranea ai commando. L'escalation della violenza politica trasforma le loro notti in un confronto costante con il vuoto lasciato dai sacrifici ideologici. In un appartamento isolato dal resto del mondo, il peso di ogni firma su un documento bruciato rivela la fine delle illusioni giovanili. Il controllo ossessivo dei compagni non impedisce che la lealtà verso la causa si trasformi in un lento logorio interiore, costringendo il protagonista a misurarsi con la crudeltà richiesta per mantenere integra l'identità del gruppo in piena deriva storica.
La luce del mattino illumina il volto di Livia, rivelando un estraneo dove prima Matteo credeva di vedere un riflesso di se stesso.
Per chi è
✔ Lettori di saggistica storica sugli anni Settanta italiani.
✔ Estimatori di narrativa sulla deriva delle ideologie politiche.
Perché è diverso
Il testo sposta il focus dalla cronaca degli eventi alla disarticolazione psicologica dell'individuo prigioniero di una logica totalitaria. La struttura narrativa intreccia l'impersonalità delle gerarchie della lotta armata con l'intimità soffocata di un legame che diventa l'unica, fragile forma di resistenza personale.
Dettagli Bibliografici
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