L’odore di cherosene impregnato nelle fibre del cappotto accompagna i passi incerti di Bengt lungo le strade di una Stoccolma spettrale.
Bengt, un ventenne ossessionato dalla ricerca di una purezza assoluta, affronta il lutto materno e l'intrusione di una nuova figura femminile nella vita del padre. La sua intransigenza innesca un conflitto interiore che scardina i legami familiari.
La casa paterna diventa il teatro di un logoramento lento, dove ogni parola di Bengt si trasforma in una sentenza verso la compagna del genitore. Il ragazzo tenta di proteggere un legame spezzato rifugiandosi in una solitudine radicale che esclude qualsiasi compromesso affettivo.
Tutto resta in sospeso.
Il desiderio di conservare il dolore come unico legame autentico lo spinge a distruggere ogni ponte di comunicazione, trasformando la dialettica del risentimento domestico in una prigione privata. In questo scenario di incomunicabilità, l'incontro con l'altra scuote le certezze del giovane, costringendolo a confrontarsi con una realtà che rifiuta di piegarsi ai suoi ideali intransigenti durante la gestione del lutto familiare.
L’autobiografia si sovrappone alla finzione in un intimo gioco di riflessi tra autore e protagonista.
Il riflesso dello sguardo di Bengt nello specchio incrinato del corridoio rivela solo i frammenti di un’anima che ha bruciato ogni possibilità di perdono.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa svedese del secondo dopoguerra.
✔ Appassionati di introspezione psicologica esistenzialista.
Perché è diverso
L'opera si distingue per la sua natura profondamente speculare, in cui il vissuto autobiografico dell'autore si fonde con la psicologia tormentata di Bengt. La struttura narrativa rinuncia a ogni espediente di genere per concentrarsi esclusivamente sulla deformazione della realtà filtrata attraverso l'ossessione del protagonista per la purezza.
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