La melma densa dell'Adige inghiotte Oreste mentre l'infanzia scivola via in un istante di gelido smarrimento.
In una campagna veneta sospesa tra il 1931 e il 1978, un uomo segnato dal buio fluviale ritrova tre commilitoni per sciogliere i nodi di un passato bellico mai veramente concluso.
L'acqua del fiume ha depositato un'ombra definitiva nelle ossa di Oreste, trasformando ogni evento successivo in una lenta attesa.
Niente è mai finito.
Sul fronte d'Africa, il capitano Domenico e il medico John hanno assistito alla sua imperturbabile resistenza, una corazza costruita sulla convinzione che la fine non sia mai quella prevista dai manuali. L'incontro nel 1978 tra le vigne venete trasforma il ricordo collettivo in una confraternita di fantasmi reduci, dove il cappellano Stefano cerca di benedire le fratture di vite che ancora sentono il peso della sabbia e del piombo nelle vene.
Attraverso la ricerca di queste parole d'ordine tra le colline venete, il gruppo cerca di ricomporre un'identità frammentata tra il fragore delle trincee e il soffocante silenzio di una pace che non sembra appartenere a chi ha varcato il confine del buio profondo.
Oreste stringe tra le mani il battito del presente, finalmente pronto a nominare la propria esistenza con la sola parola che rompe l'incantesimo del fiume.
Per chi è
✔ Lettori di letteratura italiana del Novecento.
✔ Chi apprezza le narrazioni incentrate sulla memoria bellica.
Perché è diverso
La struttura temporale alterna momenti distanti decenni per costruire un mosaico psicologico invece di una cronologia lineare. L'ambientazione rurale veneta diventa un teatro di riflessione esistenziale dove la guerra non è vissuta come evento storico, ma come cicatrice intima che condiziona il ritorno alla quotidianità.
Dettagli Bibliografici
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