Il gelo della notte sarda avvolge il corpo tremante di Olì mentre depone il fagotto davanti al portone di legno massiccio.
Olì, madre ripudiata, affida il piccolo Anania alla famiglia del padre naturale per sottrarlo alla miseria e svanire nel nulla della solitudine.
L’umido selciato di Nuoro accoglie le ombre di una donna cacciata dai propri cari a causa di una maternità indicibile, vissuta tra le bugie di un amante sposato. La vergogna scivola lungo le pareti di pietra grigia mentre il legame di sangue viene spezzato per sempre.
Tutto finisce qui.
Anania cresce nel benessere imposto dalla casa paterna, un ambiente dove il ricordo della madre resta confinato tra i tormenti di un’infanzia mai del tutto serena. Ogni sguardo rivolto all’orizzonte tradisce l'urgenza di una ricerca che diventa ricostruzione della discendenza in Sardegna.
Il giovane, ormai consapevole delle menzogne che avvolgono il suo passato, intraprende un viaggio verso la madre perduta per decifrare il dolore che ha segnato il loro destino spezzato. Il silenzio delle brughiere riflette la ricerca ossessiva di un volto sbiadito dal tempo e dai pregiudizi sociali.
Le dita di Anania si chiudono attorno a un pugno di terra arida, l'unico lascito di una figura svanita tra le pieghe della memoria.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa sarda del primo Novecento.
✔ Chi apprezza la letteratura del realismo regionale.
Perché è diverso
La narrazione esplora con spietata precisione il conflitto tra l'istinto materno e il rigido giudizio della comunità. La struttura intreccia la decadenza morale del singolo con l'isolamento geografico, rifiutando ogni redenzione facile per i protagonisti.
Dettagli Bibliografici
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