Il fumo delle ciminiere di Berlino oscura l'orizzonte di una madre giunta dalla campagna con il peso dei debiti ereditati sulle spalle.
Una vedova cerca stabilità nella capitale tedesca durante la crisi economica del primo dopoguerra, spingendo il primogenito verso un successo imprenditoriale che segnerà il destino dell'intera famiglia.
La stazione ferroviaria vomita ogni giorno migliaia di anime in cerca di una stabilità economica che sembra svanire tra le rovine dei quartieri operai e le promesse di un capitalismo aggressivo. La donna, schiacciata dal bisogno, trasforma la propria frustrazione in un’ambizione feroce, proiettando ogni speranza sul figlio destinato a scalare le gerarchie della borghesia industriale berlinese.
Tutto brucia.
Le scelte del giovane imprenditore diventano il perno attorno a cui ruotano le contraddizioni di una metropoli lacerata, dove il lusso ostentato convive con la fame più nera. L'ascesa di questa dinastia non è che l’inizio di un declino inesorabile, in cui le ideologie radicali iniziano a penetrare nelle pieghe di una quotidianità segnata dalla precarietà sociale, trasformando ogni legame affettivo in una merce di scambio durante la difficile Repubblica di Weimar.
L’eredità di un tempo perduto si dissolve tra i frammenti di una casa ormai svuotata di ogni prospettiva.
L'eco degli stivali sulla ghiaia di Berlino annuncia la fine definitiva di un mondo che ha smarrito ogni traccia di decenza.
Per chi è
✔ Lettori di letteratura tedesca del Novecento.
✔ Appassionati di narrativa storica sul periodo interbellico.
Perché è diverso
L'opera si distingue per la capacità di intrecciare il dramma intimo di una famiglia alle tensioni collettive della Germania pre-bellica, utilizzando uno sguardo autobiografico che evita il sentimentalismo. La narrazione si concentra sulla disgregazione morale causata dall'ossessione per il successo economico durante un periodo di collasso sistemico.
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