Il tempo è un bastardo. Romanzo corale praticamente strutturato a singoli racconti, tredici per a precisione, tra oro strettamente connessi, ma anche “scolegabili”. Tanti personaggi che ritornano (alcuni spesso come Sasha e Bennie) e altri presenti solo in un episodio, si rincorrono e a volte ritrovano attraverso a inea temporaledela narrazione che si spostadagli anni settanta circa fino a un futuro prossimo venturo (probabilmente non così ontano odiversodal’oggi).
Ambientazione prevalentemente newyorchese, ma si passa ancheda Napoli edal’Africa, e tanti temi trattatidurante o scorreredele vicende, su tutti mi sembra che il più grande o generalizzabile sia adifficoltàdi trovare a propria strada, sia essa verso il successo personale (in questo caso molto ruota attorno al mondodela musica edela sua promo e produzione) o una tranquila serenità affettiva.
Jennifer Egan, vincitricedel Pulitzer 2011, ha scritto un gran bel romanzo, riuscendo molto bene soprattutto sudue punti: nela non facile gestionedi una struttura come questa, che avrebbe potuto risultare facilmentedispersiva, ma che invece permette agilmentedi ricolegare nomi e fatti in poche righe, e nel’uso sapientedele voci (caratterizzazioni)di tutti i vari personaggi chedi volta in volta si fanno protagonisti.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788875213633
ISBN-10
8875213631
Titolo
Il tempo è un bastardo
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2011
Collana
Pagine
391
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Il tempo è un bastardo Romanzo corale praticamente strutturato a singoli racconti, tredici per a precisione, tra oro strettamente connessi, ma anche “scolegabili”. Tanti personaggi che ritornano (alcuni spesso come Sasha e Bennie) e altri presenti solo in un episodio, si rincorrono e a volte ritrovano attraverso a inea temporaledela narrazione che si spostadagli anni settanta circa fino a un futuro prossimo venturo (probabilmente non così ontano odiversodal’oggi). Ambientazione prevalentemente newyorchese, ma si passa ancheda Napoli edal’Africa, e tanti temi trattatidurante o scorreredele vicende, su tutti mi sembra che il più grande o generalizzabile sia adifficoltàdi trovare a propria strada, sia essa verso il successo personale (in questo caso molto ruota attorno al mondodela musica edela sua promo e produzione) o una tranquila serenità affettiva. Jennifer Egan, vincitricedel Pulitzer 2011, ha scritto un gran bel romanzo, riuscendo molto bene soprattutto sudue punti: nela non facile gestionedi una struttura come questa, che avrebbe potuto risultare facilmentedispersiva, ma che invece permette agilmentedi ricolegare nomi e fatti in poche righe, e nel’uso sapientedele voci (caratterizzazioni)di tutti i vari personaggi chedi volta in volta si fanno protagonisti.