Una pietra capace di influenzare la fecondità e un raro calcolatore del 1831 realizzato interamente in legno e carta attendono chi sceglie di osservare Torino oltre le facciate barocche.
Fabrizio Andrea seziona il tessuto urbano svelando anomalie architettoniche e presenze storiche dimenticate, come la sala d'attesa reale dedicata ai treni o i marmi della Santa Sindone riutilizzati in installazioni artistiche. Il volume mappa siti eccentrici, dal vigneto urbano più datato d’Italia al condominio convertito in spazio espositivo, passando per percorsi alchemici e orti di bambù che ospitano caffetterie in stile vietnamita. Ogni capitolo approfondisce le tracce lasciate da leggende ottocentesche e strutture ipogee, offrendo una documentazione puntuale su una Torino segreta che rifugge la narrazione turistica standardizzata per privilegiare il dettaglio curioso e la memoria stratificata del territorio piemontese.
Per chi è
✔ Residenti interessati alla micro-storia cittadina
✔ Viaggiatori attenti a itinerari fuori dai circuiti canonici
Perché è diverso
L’autore privilegia il reperto fisico e la traccia tangibile — dal macchinario d'epoca all'elemento scultoreo — preferendo l'analisi degli oggetti insoliti alla narrazione cronologica o geografica convenzionale.
Dettagli Bibliografici
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