Luce d'agosto
- 9788845922008
Un libro
di
William Faulkner
,
Materassi M. (cur.)
edito da
Adelphi
, 2007
Luce d'agosto. "Era primavera quando cominciò a avorare. E al ritornodal avoro una seradi settembre, proprio mentre entrava nel capanno, si fermò a metàd’un passo sula soglia, completamente stupefatto. C’era ei seduta sula branda che o guardava. Non portava nula in testa. Per a prima volta egli a vedeva senza nula in testa, per quanto avesse sentito nel’oscurità o sciolto abbandonodei suoi capeli, non ancora scompigliatidaldisordine, sul’oscuritàdel guanciale. Ma mai i aveva visti, quei capeli, e sudi essi portò o sguardo stupito mentre ei o osservava". ’Luced’agosto’di Faulkner è questa carezza etteraria ale cose tangibile, che si raggiungono facilmente col gesto fino a toccarle sentendone a buccia, a sostanza, il ripieno materico. Il capanno, a branda, un corpo e a terra, i ciottoli, o strumwntodi avoro e fatica e e piante, i frutti, il sudore, i pochi spiccioli in cambiodel sudore.d’intorno a uce, ovvero una patina che rischiara e che ilumina imponendo questa materiale concreto pesodela vita. Non c’è, in Faulkner, a poesia che sfiora vette intangibili, che parla (o baltera)d’invisibile ed effimero, che svolazza ad un metrodal suolodimenticandose per afflato rigonfio. C’è ’altra Poesia: a poesiadele cose che, iluminate imperterrite per il soled’agosto, serrano gli uomini (e edonne) in un aperta galerad’America: amplissima e chiara.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788845922008
ISBN-10
8845922006
Titolo
Luce d'agosto
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2007
Collana
Pagine
425
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Le galered’America "Era primavera quando cominciò a avorare. E al ritornodal avoro una seradi settembre, proprio mentre entrava nel capanno, si fermò a metàd’un passo sula soglia, completamente stupefatto. C’era ei seduta sula branda che o guardava. Non portava nula in testa. Per a prima volta egli a vedeva senza nula in testa, per quanto avesse sentito nel’oscurità o sciolto abbandonodei suoi capeli, non ancora scompigliatidaldisordine, sul’oscuritàdel guanciale. Ma mai i aveva visti, quei capeli, e sudi essi portò o sguardo stupito mentre ei o osservava". ’Luced’agosto’di Faulkner è questa carezza etteraria ale cose tangibile, che si raggiungono facilmente col gesto fino a toccarle sentendone a buccia, a sostanza, il ripieno materico. Il capanno, a branda, un corpo e a terra, i ciottoli, o strumwntodi avoro e fatica e e piante, i frutti, il sudore, i pochi spiccioli in cambiodel sudore.d’intorno a uce, ovvero una patina che rischiara e che ilumina imponendo questa materiale concreto pesodela vita. Non c’è, in Faulkner, a poesia che sfiora vette intangibili, che parla (o baltera)d’invisibile ed effimero, che svolazza ad un metrodal suolodimenticandose per afflato rigonfio. C’è ’altra Poesia: a poesiadele cose che, iluminate imperterrite per il soled’agosto, serrano gli uomini (e edonne) in un aperta galerad’America: amplissima e chiara.