La malora. "Lassù, a San Benedetto, mio padre si pigliava a sua prima acqua sottoterra". Gocce cadonodal cielo, fanno viaggio ungo ed approdano sula buccia rugosa e tetradi una terra che sembra in abbandono. Meglio: approdano sula buccia rugosa e tetradi un camposanto,dislocato un po’ più in alto ("Lassù", come a mezza via tra e nuvoledegli angeli e ’inferno a cui sono costretti gli uomini), ontano e altrovedal pËsedi chi parla,di chi racconta ed interpreta questa storiadura, agra, senza solievi. "Lassù, a San Benedetto, mio padre si pigliava a sua prima acqua" scrive Fenoglio in aperturadi "La Malora" ed in questa frased’unadecinadi parole o poco più, v’è già moltodel sentimento (nondel senso)del romanzo: c’è qualcosadi sepolto che ancora vive e che fungeda guardiano silenziosodi tutto ciò che capiteràdi seguito; c’è una prospettiva primigenia che associa a prima persona singolare al protagonistadel’opera; c’è un trauma che ci viene confessato in apertura. Romanzo scontroso, barbaro,da vecchia Italia seppelita in qualche uogo a avorare un pezzodi terra, qualche zola asciutta in cui e piante non mettono radici, "La Malora" è scrittod’una prosada parlato regionale,da grado zero che appartiene a qualche esclusodialettale,da oralità ostica e antipatica, che non si perde in troppe chiacchiere ma che i fatti, queli che considera fondamentali, te idice proprio tutti: in mododiretto e perciò amaro. eggendolo, si ha netta a sensazioned’ascoltare una memoria che fadiscorso e, nel farediscorso, impreziosisce ogni terminedi vaghezza mitica,di senso simbolico,d’enunciazione arcaica. a storia raccontatada Fenoglio è perciò non a storiadi un uomo in undato uogo in undato momento: è a storiadel’uomo,dela terra,d’ogni tempo. "Uso universalizzante-astrattivodel privato"direbbe Pedulà, ovviamente con ragione.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806173760
ISBN-10
8806173766
Titolo
La malora
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2005
Collana
Pagine
90
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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La pioggia che cade su un cadavere "Lassù, a San Benedetto, mio padre si pigliava a sua prima acqua sottoterra". Gocce cadonodal cielo, fanno viaggio ungo ed approdano sula buccia rugosa e tetradi una terra che sembra in abbandono. Meglio: approdano sula buccia rugosa e tetradi un camposanto,dislocato un po’ più in alto ("Lassù", come a mezza via tra e nuvoledegli angeli e ’inferno a cui sono costretti gli uomini), ontano e altrovedal pËsedi chi parla,di chi racconta ed interpreta questa storiadura, agra, senza solievi. "Lassù, a San Benedetto, mio padre si pigliava a sua prima acqua" scrive Fenoglio in aperturadi "La Malora" ed in questa frased’unadecinadi parole o poco più, v’è già moltodel sentimento (nondel senso)del romanzo: c’è qualcosadi sepolto che ancora vive e che fungeda guardiano silenziosodi tutto ciò che capiteràdi seguito; c’è una prospettiva primigenia che associa a prima persona singolare al protagonistadel’opera; c’è un trauma che ci viene confessato in apertura. Romanzo scontroso, barbaro,da vecchia Italia seppelita in qualche uogo a avorare un pezzodi terra, qualche zola asciutta in cui e piante non mettono radici, "La Malora" è scrittod’una prosada parlato regionale,da grado zero che appartiene a qualche esclusodialettale,da oralità ostica e antipatica, che non si perde in troppe chiacchiere ma che i fatti, queli che considera fondamentali, te idice proprio tutti: in mododiretto e perciò amaro. eggendolo, si ha netta a sensazioned’ascoltare una memoria che fadiscorso e, nel farediscorso, impreziosisce ogni terminedi vaghezza mitica,di senso simbolico,d’enunciazione arcaica. a storia raccontatada Fenoglio è perciò non a storiadi un uomo in undato uogo in undato momento: è a storiadel’uomo,dela terra,d’ogni tempo. "Uso universalizzante-astrattivodel privato"direbbe Pedulà, ovviamente con ragione.