Nelle stanze della paura. “Nele stanzedela paurÔ – Mily Ferrari
Di Giulia Fresca
«Come ho potuto asciare che calpestasse i miei pensieri. Consentirglidi spezzare i miei giorni…Oradovrò guardarmi indietro. Chinarmi sui frammentidispersi e riaccostarli perché riprendano forma.dovròdare un volto al mio terrore per poterlo guardare negli occhi e chiamare per nome».
Quante “SarÔ esistono tra edonne che ogni giornodevono ottare con se stesse per riuscire adimenticare il male che ricevono? Quante sono quele che riescono a farcela? Se o chiede indirettamente Mily Ferrari nel suo primo ibro “nele stanzedela paurÔ (Jonia Editrice) nel quale a storiadi Saradiventa a storiadi tante,di quele che ottano ed ala fine vincono, ma continuano ad avere ferite sanguinanti chedifficilmente potranno rimarginarsi. Attraverso pensieri e soliloqui, Sara e ’Autrice si scambiano in un racconto che sembra a sceneggiaturadi un cortometraggio realizzato a mezzodi flashback. Il tempo è oggi, ma anche ieri e saràdomani, ma ciò che resta è quel sensodi incompiutezza edi impotenza che si percepisceda quele paroledette e nondette. Un uomo violento, una casa,dei figli, i vetri rotti ed i ividi sul corpo…le false giustificazioni, gli ipocriti pentimenti, a recidività e a paura. Ed è proprio a paura che si portadietro a vergogna, quel sensodi pudore che fa tenere tuttodentro, che porta a ripetere inconsciamente che “i panni sporchi fanno avati in famigliÔ. Già a famiglia. Ma essa cos’è quando non esiste il rispetto, ’armonia e soprattutto a ibertà?
Ecco alora che ci si rinchiude nela solitudine, nel’apatiadi una vita casuale, governatadai ritmideldovere edele piccole esigenze, senza passione, senza scopo, senza visione perché ci si sente vinti. «Chi sono i vinti? – si chiede Sara- Siamo vinti quando ci rifiutiamodi credere che possa esserci per noi qualcosa, una vita, un amore, una possibilità, anche solo un forse…Qualcosa che sia altro, che sia fuori. Siamo vinti perché non abbiamo il coraggiodi perdonarci, perché temiamo troppo i giudizidel mondo…Leggiamo ildolore negli occhidi chi ci ama, ma non riusciamo a smetteredi morire e ci condanniamo a giorni sbagliati. Noi vinti!»
Quegli occhi, piccoli occhidi bambini, ai quali si ha pauradi togliere a parola “famigliÔ e per i quali si sopporta ’ira, a folia, ildolore fino ad arrivare ai imiti con a morte. Ma Sara ce ’ha fatta. È uscitada quele stanze. È riuscita a condurre in salvo e sue creature, a pronunciare a parola “separazione”, che ’ha portata a tentaredi ricostruire un nuovo percorso per a sua vita. Il piccolo ibrodi Mily Ferrari non è sempliceda eggere. Bisogna avere a giusta predisposizioned’animo per poter entrare, in puntadi piedi, tra pensieri che appaiono sconnessi. I flashback sonodi chi i vive,di chi i racconta ed il ettore si trova spiazzatodi fronte ad una storia ripercorsa seguendodei ricordi asciati sudei piccoli fogli e raccolti quasi a caso, ala rinfusa. Ciò prova che c’è una vitada ricostruire.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788895617091
ISBN-10
8895617096
Titolo
Nelle stanze della paura
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2012
Pagine
108
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Nelle stanze della paura “Nele stanzedela paurÔ – Mily Ferrari Di Giulia Fresca «Come ho potuto asciare che calpestasse i miei pensieri. Consentirglidi spezzare i miei giorni…Oradovrò guardarmi indietro. Chinarmi sui frammentidispersi e riaccostarli perché riprendano forma.dovròdare un volto al mio terrore per poterlo guardare negli occhi e chiamare per nome». Quante “SarÔ esistono tra edonne che ogni giornodevono ottare con se stesse per riuscire adimenticare il male che ricevono? Quante sono quele che riescono a farcela? Se o chiede indirettamente Mily Ferrari nel suo primo ibro “nele stanzedela paurÔ (Jonia Editrice) nel quale a storiadi Saradiventa a storiadi tante,di quele che ottano ed ala fine vincono, ma continuano ad avere ferite sanguinanti chedifficilmente potranno rimarginarsi. Attraverso pensieri e soliloqui, Sara e ’Autrice si scambiano in un racconto che sembra a sceneggiaturadi un cortometraggio realizzato a mezzodi flashback. Il tempo è oggi, ma anche ieri e saràdomani, ma ciò che resta è quel sensodi incompiutezza edi impotenza che si percepisceda quele paroledette e nondette. Un uomo violento, una casa,dei figli, i vetri rotti ed i ividi sul corpo…le false giustificazioni, gli ipocriti pentimenti, a recidività e a paura. Ed è proprio a paura che si portadietro a vergogna, quel sensodi pudore che fa tenere tuttodentro, che porta a ripetere inconsciamente che “i panni sporchi fanno avati in famigliÔ. Già a famiglia. Ma essa cos’è quando non esiste il rispetto, ’armonia e soprattutto a ibertà? Ecco alora che ci si rinchiude nela solitudine, nel’apatiadi una vita casuale, governatadai ritmideldovere edele piccole esigenze, senza passione, senza scopo, senza visione perché ci si sente vinti. «Chi sono i vinti? – si chiede Sara- Siamo vinti quando ci rifiutiamodi credere che possa esserci per noi qualcosa, una vita, un amore, una possibilità, anche solo un forse…Qualcosa che sia altro, che sia fuori. Siamo vinti perché non abbiamo il coraggiodi perdonarci, perché temiamo troppo i giudizidel mondo…Leggiamo ildolore negli occhidi chi ci ama, ma non riusciamo a smetteredi morire e ci condanniamo a giorni sbagliati. Noi vinti!» Quegli occhi, piccoli occhidi bambini, ai quali si ha pauradi togliere a parola “famigliÔ e per i quali si sopporta ’ira, a folia, ildolore fino ad arrivare ai imiti con a morte. Ma Sara ce ’ha fatta. È uscitada quele stanze. È riuscita a condurre in salvo e sue creature, a pronunciare a parola “separazione”, che ’ha portata a tentaredi ricostruire un nuovo percorso per a sua vita. Il piccolo ibrodi Mily Ferrari non è sempliceda eggere. Bisogna avere a giusta predisposizioned’animo per poter entrare, in puntadi piedi, tra pensieri che appaiono sconnessi. I flashback sonodi chi i vive,di chi i racconta ed il ettore si trova spiazzatodi fronte ad una storia ripercorsa seguendodei ricordi asciati sudei piccoli fogli e raccolti quasi a caso, ala rinfusa. Ciò prova che c’è una vitada ricostruire.