Il sangue macchia la neve candida mentre Giuliano, colto da un delirio di caccia, osserva la vita defluire dagli occhi del cervo trafitto.
Flaubert intreccia tre epoche distinte, isolando la devozione silenziosa di una serva, la violenza mistica di un nobile cavaliere e gli intrighi feroci di una corte antica.
Felicité consuma la propria esistenza tra le mura umili di Pont-l’Évêque, dove il distacco e la perdita si trasformano in un attaccamento ossessivo per un pappagallo impagliato che incarna la sua fede superstiziosa.
Tutto svanisce nel nulla.
La leggenda di San Giuliano l'Ospitaliere scava invece nel solco di una genealogia maledetta, spingendo il protagonista verso una sequenza inesorabile di delitti e pentimenti che sfumano i confini tra la santità e l'abisso.
Erodiade chiude il trittico con il peso soffocante del potere in una fortezza nel deserto, fissando il momento in cui Salomè danza per un desiderio che trascina i presenti verso l'inevitabile decapitazione di un profeta, un'indagine sul mito che trasforma la crudeltà in pura materia estetica, distillando la storia umana in tre atti di una precisione chirurgica che sfida lo scorrere delle ere lasciando tracce indelebili nella sensibilità letteraria successiva.
Il pappagallo impagliato si trasforma, nell'ultima luce della stanza, nel simulacro spettrale di una felicità mai realmente posseduta.
Per chi è
✔ Lettori di prosa francese dell'Ottocento.
✔ Estimatori della letteratura canonica europea.
Perché è diverso
L'opera si distingue per l'impalcatura geometrica che sintetizza l'intera parabola creativa dell'autore, accostando la semplicità domestica alla ferocia epica. La narrazione rifiuta ogni linearità temporale, prediligendo una stratificazione stilistica che muta registro in base all'epoca descritta.
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