Il barbiere Ivan Jakovlèvic affonda il coltello nella mollica calda di una pagnotta e ne estrae una protuberanza cartilaginea, carnosa e incredibilmente integra.
In una San Pietroburgo assurda, il maggiore Kovalèv perde misteriosamente il proprio naso, che inizia a camminare autonomamente per le strade della città vestito da alto funzionario dello Stato.
L’umido selciato del lungofiume Neva accoglie il grumo di pelle abbandonato dal barbiere, che spera così di cancellare ogni traccia dell'imbarazzante ritrovamento domestico.
Nessuno crede più.
Il maggiore Kovalèv scorge il suo stesso apparato olfattivo sfilare davanti alla cattedrale di Kazan in divisa ricamata, consapevole che il suo volto privo di rilievi stia diventando il bersaglio di una derisione pubblica impossibile da placare. Mentre cerca di sporgere denuncia, la sua identità si sgretola tra uffici intasati di burocrazia inefficiente e la folle convinzione che un pezzo di carne possa scalare la gerarchia sociale in totale autonomia, lasciando il legittimo proprietario a osservare la propria vita mentre gli scivola via tra le mani.
L'improvvisa apparizione del naso nelle mani di un poliziotto, sebbene segnata dall'incapacità medica di ricongiungere le parti, trasforma l'intera vicenda in un paradossale caso di cronaca pietroburghese surreale, dove il prestigio di un uomo dipende interamente dalla presenza di una parte del corpo che ha deciso di condurre un'esistenza separata.
Kovalèv si sveglia una mattina e, con il fiato sospeso, tasta un viso tornato finalmente alla sua consueta, banale regolarità.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa russa del diciannovesimo secolo.
✔ Appassionati di racconti grotteschi e surreali.
Perché è diverso
La narrazione ribalta la logica quotidiana rendendo un attributo fisico il protagonista attivo di una scalata sociale inaspettata. La struttura costruisce un ritratto satirico della burocrazia dell'epoca, intrecciando l'assurdo fisiologico con l'impossibilità di ottenere giustizia attraverso le istituzioni ufficiali.
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