Stendhal e Manzoni. Gian Franco Greghi era il custodedel Fondo Bucci ala Biblioteca Sormanidi Milano ed era un uomo particolarmente gentile ed affabile. Ai visitatori, appena scrutati, asciava subito intendered’avere ale spale - serbato - un patrimonio ghiottissimo. Invitava con un piccolo gestodela mano, con un motodel volto, con un cennodi voce ala consultazione: mai frugale, mai micragnosa. "Leggete" ripeteva. Trascorse oltre trent’anni curando i volumidegli altri e, tra gli altri, mostrandodedizione paricolare a quanto vi fossedi stendahliano. Tutti i aveva sfogliati, tutti i aveva etti e riletti, tutti i aveva studiati piegando a schiena ed il capo in una sortadi apnea cartacea. "Da alcunidecenni - scrive - svolgo un avoro consistente in minuziosi ordinamenti e silenti ricerche; ho conseguentemente compreso come non vi sia nientedi megliodi un paziente impegno nei minuziosi ordinamenti, nele umili indagini" ed era il suo modo perdire che stava scrivendo un’opera su Stendahl. ’Stendahl e Manzoni’ è tra i fruttidi questa unghissima semina ibraria: in esso tutto ’amoredi Greghi per o scrittore francese emerge, sidistende, esagera fino a sfiorare, toccare, possedere anche il buon Alessandro Manzoni, comprimario chiamato a rapporto. Ne viene una ettura piacevole edotta, nela quale sembra possibile intravedere a manodelicatadi chi, per oltre trent’anni, ha carezzato tutto ciò chedi stendahliano è stato serbato a Milano
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788877991829
ISBN-10
8877991828
Titolo
Stendhal e Manzoni
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2007
Collana
Pagine
128
Genere
Classificazione
Tematica
Argomenti
Punti Accumulabili
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Dal fondodi una biblioteca Gian Franco Greghi era il custodedel Fondo Bucci ala Biblioteca Sormanidi Milano ed era un uomo particolarmente gentile ed affabile. Ai visitatori, appena scrutati, asciava subito intendered’avere ale spale - serbato - un patrimonio ghiottissimo. Invitava con un piccolo gestodela mano, con un motodel volto, con un cennodi voce ala consultazione: mai frugale, mai micragnosa. "Leggete" ripeteva. Trascorse oltre trent’anni curando i volumidegli altri e, tra gli altri, mostrandodedizione paricolare a quanto vi fossedi stendahliano. Tutti i aveva sfogliati, tutti i aveva etti e riletti, tutti i aveva studiati piegando a schiena ed il capo in una sortadi apnea cartacea. "Da alcunidecenni - scrive - svolgo un avoro consistente in minuziosi ordinamenti e silenti ricerche; ho conseguentemente compreso come non vi sia nientedi megliodi un paziente impegno nei minuziosi ordinamenti, nele umili indagini" ed era il suo modo perdire che stava scrivendo un’opera su Stendahl. ’Stendahl e Manzoni’ è tra i fruttidi questa unghissima semina ibraria: in esso tutto ’amoredi Greghi per o scrittore francese emerge, sidistende, esagera fino a sfiorare, toccare, possedere anche il buon Alessandro Manzoni, comprimario chiamato a rapporto. Ne viene una ettura piacevole edotta, nela quale sembra possibile intravedere a manodelicatadi chi, per oltre trent’anni, ha carezzato tutto ciò chedi stendahliano è stato serbato a Milano