Le maschere di cera si sciolgono sotto il riverbero dei lampioni mentre una folla vociante invade le strade del Corso.
L'attore Giglio e la sarta Giacinta si perdono tra gli eccessi di una Roma carnevalesca, scambiando la realtà per il palcoscenico.
Il crepuscolo avvolge piazze monumentali dove ogni identità diventa effimera sotto il peso di costumi sgargianti e travestimenti grotteschi.
L'illusione prevale.
Giglio, smarrito nel riflesso di una gloria teatrale, cerca in Giacinta la conferma di una nobiltà che esiste soltanto nel riflesso di una vetrina o nel circolo vizioso della Commedia dell'arte. I loro corpi si incrociano in una danza convulsa, sospesi tra il desiderio di apparire come regnanti e la cruda semplicità di una vita trascorsa tra ago e palcoscenico.
La confusione regna sovrana tra i tavoli imbanditi, dove ogni boccone di maccheroni sembra alterare la percezione dell'amore stesso, spingendo gli amanti verso il culmine di uno scontro fatale consumato in strade infestate dagli spettri callotiani. Le identità si frammentano, dissolvendo il confine sottile tra l'attore e l'uomo, in un gioco di specchi che riflette solo l'instabilità delle loro anime affannate.
L'ultima maschera cade nel silenzio di un mattino che rivela, infine, il volto autentico dietro la finzione del Carnevale.
Per chi è
✔ Lettori di letteratura fantastica del periodo romantico.
✔ Appassionati di drammaturgia e teatro classico europeo.
Perché è diverso
Il testo decostruisce l'identità attraverso un gioco metanarrativo che intreccia la vita quotidiana alla finzione scenica, ispirandosi direttamente all'arte grafica di Jacques Callot. La narrazione fonde il registro filosofico con il grottesco, rendendo il Carnevale romano non solo uno sfondo, ma un catalizzatore della crisi psichica dei protagonisti.
Dettagli Bibliografici
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