La mano di Josef K. stringe il bordo della vestaglia mentre due guardie sconosciute irrompono nella sua stanza al mattino presto per notificargli un arresto incomprensibile.
Impiegato di banca ligio al dovere, Josef K. si ritrova invischiato in un labirintico procedimento giudiziario senza conoscere il capo d'imputazione o il volto dei suoi accusatori.
L'ufficio in cui K. trascorre le giornate sbiadisce di fronte agli infiniti corridoi polverosi di un tribunale di giustizia imperscrutabile dove le leggi restano celate nelle soffitte delle case private. Il protagonista cerca risposte tra avvocati decrepiti e testimoni silenziosi, smarrendosi in un dedalo di carte che non rivelano mai la natura del reato.
Tutto resta sospeso.
La burocrazia di un apparato senza nome trasforma ogni tentativo di difesa in un’ulteriore conferma della sua colpevolezza predefinita. Mentre K. vaga per la città alla ricerca di una logica tra le stanze degli interrogatori, si consuma il logorio della condizione umana, segnato da una solitudine che rende ogni sforzo di comprensione vano e grottesco.
Due uomini in tuba conducono K. verso una cava isolata, dove il coltello viene fatto ruotare nel cuore senza che il condannato abbia mai udito la sentenza.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa esistenzialista del Novecento.
✔ Chi esplora la letteratura mitteleuropea del primo secolo.
Perché è diverso
L’opera ribalta la struttura classica del racconto giudiziario, eliminando la centralità della colpa a favore di un’architettura narrativa priva di risoluzione logica. La traduzione di Primo Levi restituisce la fredda precisione linguistica necessaria per descrivere una realtà dove il potere si manifesta attraverso l'assenza totale di risposte.
Dettagli Bibliografici
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