Un branco di sciacalli circonda il viaggiatore europeo, reclamando la fine di un'antica inimicizia con le tribù beduine nel cuore dell'oasi.
L'autore esplora il confine tra l'umano e il ferino, attraverso parabole in cui talpe, cani e creature del deserto riflettono il tormento dell'innocenza perduta. La narrazione procede per allegorie taglienti, scavando nei recessi di una sapienza mistica ispirata alla tradizione chassidica.
La sabbia ustionante avvolge le sagome di sciacalli che attendono, tra le dune, un segno di purificazione definitiva dal dominio arabo. Questi animali non sono semplici bestie, ma proiezioni di una coscienza inquieta che abita la terra in cerca di una redenzione impossibile.
Tutto resta sospeso.
L'uomo del Nord, bloccato nel mezzo del deserto, tenta di interpretare il linguaggio sibillino degli sciacalli, mentre le gerarchie invisibili delle tribù dominanti sembrano sfaldarsi sotto il peso di una profezia antichissima. Il conflitto si sposta oltre la disputa territoriale, diventando una ricerca ossessiva di verità nascoste tra le pieghe della condizione metafisica degli sciacalli. In questo scenario desertico, ogni gesto degli animali si trasforma in un atto di predazione dell'anima errante, capace di sollevare interrogativi destinati a rimanere senza risposta alcuna.
Il crepuscolo si deposita sulle creature, lasciando che il silenzio definitivo inghiotta ogni residuo tentativo di mediazione tra due mondi inconciliabili.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa mitteleuropea di primo Novecento.
✔ Estimatori della letteratura simbolista e mistica.
Perché è diverso
Il testo decostruisce l'etichetta dell'assurdo per rivelare una struttura parabolica densa di significati teologici e sapienziali. L'opera si distingue per l'integrazione tra la prosa visionaria e la poesia chassidica in appendice, offrendo uno sguardo inedito sulla ricerca dell'innocenza attraverso il filtro delle leggende orientali.
Dettagli Bibliografici
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