Il ponte del Mafur si trasforma in una coltre di ghiaccio che risucchia ogni movimento dell'equipaggio.
Al largo di Terranova, un peschereccio islandese lotta contro l'Atlantico del Nord durante una tempesta di inaudita violenza che isola gli uomini tra onde alte venti metri.
La chiglia del peschereccio scricchiola sotto il peso di lastre gelate che ne minacciano l'assetto, costringendo i marinai a una manovra disperata tra le raffiche.
Tutto sta cedendo.
L'equipaggio affronta la tempesta dell'Atlantico del Nord cercando di mantenere il controllo del natante attraverso la distruzione delle proprie strutture, una necessità assurda per evitare il ribaltamento del peschereccio ormai immobilizzato dal gelo. La virata verso la salvezza resta un miraggio irraggiungibile mentre le onde travolgono ogni tentativo di manovra tecnica, riducendo l'esistenza a pochi minuti di resistenza tra i flutti ghiacciati.
Il freddo sigilla le mani sui rottami mentre il mare reclamato torna a placarsi in un silenzio tombale.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa islandese contemporanea.
✔ Chi apprezza le storie di naufragi reali.
Perché è diverso
Il testo decostruisce il mito dell'eroismo marinaresco focalizzandosi sulla paradossale necessità di smantellare la propria imbarcazione per sopravvivere. La narrazione trasforma un evento meteorologico storico in una cronaca asciutta dove la materia fisica e il gelo diventano i veri protagonisti del conflitto.
Dettagli Bibliografici
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