L’odore di polvere e pellicola si confonde con le aspirazioni di Doris mentre osserva le ombre proiettate sullo schermo di una sala cinematografica di provincia.
Doris abbandona il suo impiego come dattilografa per tentare la sorte nella Berlino degli anni Trenta, inseguendo il riflesso di una celebrità mai raggiunta.
Le stazioni ferroviarie segnano l'inizio di una fuga necessaria verso la capitale, dove ogni strada promette un riscatto personale lontano dalle costrizioni subite in ufficio. Le ambizioni di una dattilografa si scontrano con la realtà cruda di una metropoli che divora chiunque cerchi di brillare senza avere la giusta armatura sociale.
Tutto muta.
Una pelliccia rubata avvolge le spalle di Doris come un guscio protettivo, un bene materiale più saldo degli affetti volubili che intreccia tra le luci stordenti dei caffè notturni. La complicità con Tilli trasforma il loro quotidiano in un esercizio di sopravvivenza estetica, tra lo scintillio dei vestiti di seta e la miseria che preme ai margini dell'inquadratura.
Questa ricerca di successo nella Germania della crisi economica diventa un percorso accidentato, dove la protagonista tenta di scrivere la propria esistenza come una sceneggiatura di successo, rifiutando le trame già imposte dalla sorte.
Il riflesso di Doris svanisce tra le ombre del cinema mentre la pelliccia le scivola lungo le braccia, pesante e estranea.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa tedesca degli anni Trenta.
✔ Appassionati di storie sull'emancipazione femminile urbana.
Perché è diverso
La narrazione è costruita attorno a una voce protagonista che interpreta la realtà attraverso il filtro deformante e seducente del cinema. L'opera rifiuta il tono drammatico per adottare una leggerezza tagliente, capace di sovrapporre il mito della giovinezza alla precarietà materiale dell'epoca.
Dettagli Bibliografici
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