Il sole di Lahore picchia implacabile sulle spalle di un ragazzo dai capelli chiari e lo sguardo abituato a frugare tra i vicoli della polvere.
Kim, orfano di un sergente irlandese, percorre le strade indiane accompagnando un lama tibetano in pellegrinaggio, prima di essere arruolato nell'apparato di spionaggio imperiale.
I bazar pulsano di una vitalità caotica, dove il giovane impara a muoversi come un’ombra tra mendicanti e mercanti, celando la propria identità dietro stracci e dialetti multiformi. Il legame con il monaco errante si intreccia indissolubilmente alla vita nei cavalleggeri irlandesi, portandolo a esperire il Grande Gioco dell'intelligence coloniale con una naturalezza che disarma persino i suoi superiori britannici.
Tutto muta all'improvviso.
Il richiamo delle mappe topografiche e dei codici cifrati lo trascina lontano dai templi, immergendolo in un fitto reticolo di manovre politiche tra le montagne del nord. In questo scenario, le lezioni apprese tra le preghiere buddhiste del suo mentore diventano l'unica bussola valida per muoversi attraverso i sentieri dell'esplorazione geodetica in Himalaya, trasformando il vagabondo di strada in uno strumento essenziale di controllo territoriale.
La polvere dei sentieri si deposita infine sulla consapevolezza di un destino che non appartiene più soltanto alla solitudine della strada.
Per chi è
✔ Lettori di letteratura coloniale britannica.
✔ Appassionati di classici ambientati in Asia centrale.
Perché è diverso
L'opera fonde la narrazione di formazione con il resoconto geopolitico, superando la linearità dell'avventura per ragazzi attraverso una struttura complessa. L'alternanza tra la spiritualità del pellegrinaggio buddhista e la rigidità del controspionaggio militare offre una visione stratificata del panorama indiano di inizio secolo.
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