Il filo di una scimitarra sfiora il collo di Shahrazâd mentre la luce della lampada vacilla contro le pareti di pietra della stanza reale.
Shahrazâd intreccia racconti labirintici per placare la furia di re Shahriyâr, trasformando l'esecuzione imminente in un esercizio di sopravvivenza narrativa senza fine.
Il sovrano siede immobile nel buio, ancora ferito dal tradimento subito, mentre la voce della donna evoca mondi lontani e mercanti ingegnosi. Ogni racconto si incastra perfettamente nell’altro, un meccanismo a incastro che sospende il tempo e l'odio del monarca. Silenzio tra le ombre. Il manoscritto del XIII secolo, riportato alla luce da Rene Khawam, restituisce una forma pura priva di censure, lontana da ogni tradizione letteraria mediata dalle epoche successive. La narrazione non è più mero ornamento, ma il cardine di un patto precario giocato sulla lama del rasoio. Shahrazâd si muove tra le pieghe di una stratificata cornice narrativa, tessendo una tela che trasforma il carnefice in ascoltatore estasiato, annullando la condanna a morte attraverso la sola forza della parola. L'intreccio tra la vita della donna e le peripezie dei personaggi creati si fonde in un unico respiro che attraversa i secoli, arrivando intatto fino al presente senza perdere la sua magia originaria.
Il re abbassa la spada, ipnotizzato dall'ultima parola che rimane sospesa nell'aria prima dell'alba.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa classica araba.
✔ Estimatori della letteratura di tradizioni antiche.
Perché è diverso
Questa edizione elimina secoli di interpolazioni e censure, recuperando il testo più antico noto agli studiosi. L'opera si distingue per l'assenza di filtri, proponendo la struttura originale a scatole cinesi che definisce l'essenza stessa della narrazione orale.
Dettagli Bibliografici
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