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Le benevole

di Jonathan Littell edito da Einaudi, 2007

Informazioni bibliografiche del Libro

 

Bello. Bello e terribile. Seguiamo per 950 pagine un individuo colto, raffinato, capace di digressioni sociologiche, storiche, geografiche, semiotiche, per tacere di quelle musicali. Seguiamo per 950 pagine un individuo ossessivo e ossessionato, capace di orrori indicibili, sul piano personale, e capace di contribuire ad orrori indicibili sul piano della storia. Seguiamo per 950 pagine Maximilien Aue che “la fa franca”: non paga per le atroci colpe di fronte alla storia, né per quelle private, altrettanto atroci. Il tutto in una allucinante “normalità”. Ha ragione Littell:”Vi riguarda – dice – vedrete che vi riguarda”: provocatorio, iconoclasta, cinico, crudo, efferato, limpido, a suo modo, curioso, intellettuale senza sapere di esserlo, oscuro, contorto, perverso, freddo, calcolatore, cattivo, ingrato, assolutamente amorale (ma non immorale), Maximilien potrebbe essere ognuno di noi, anche se l’orrore per quello che un essere umano può essere e diventare dilaga, pagina dopo pagina. E per questo è un libro terribile. Da leggere, da diffondere.

Recensione Unilibro a cura di Pia

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Le benevole
Littell Jonathan
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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Le benevole"
incaro, 2011-10-03
5

Il ciclopico romanzo di Littell rappresenta un po’ il punto zero della narrazione a proposito del nazionalsocialismo tedesco. Le numerose polemiche che ne hanno accompagnato l’ascesa sono il suono tipico che circonda questo genere di capolavoro. Perché, è chiaro: di capolavoro si tratta. Si è molto discusso sulla scelta di creare empatia col protagonista, un ex ufficiale nazista nient’affatto pentito. L’idea forte che innerva l’intero volume, è quello di rendere evidente la normalità del male; questo scopo viene ottenuto attraverso una narrazione solidissima, fredda, che in alcuni momenti raggiunge l’enumerazione matematica. Questo per far emergere con maggiore chiarezza la normalità dietro l’orrore, la sua natura quasi impiegatizia. Soprattutto all’inizio dell’opera, Littell insiste con lo spiegare che il nazionalsocialismo e le sue conseguenze, furono portati avanti per la maggioranza da persone normali. L’autore non addita forze oscure, segreti innominabili, così come non descrive angeli del male. Parla piuttosto di funzionari, gente che faceva il proprio lavoro quotidiano, adagiandosi ad una filosofia di pensiero che veniva abbracciata tanto dalla gente comune, quanto dagli scienziati e dai più fini filosofi. Il nazismo non fu l’aberrazione di poche persone, ma una dottrina accettata da intere popolazioni. La maturità di tale osservazione è evidente: eliminando l’alibi del male diabolico che infesta il mondo, si giunge a prendere in considerazione la propria possibilità di colpa in eventi tanto enormemente tragici. Ovvero: vivendo in quel periodo, in quei luoghi, la maggior parte di noi sarebbe stata complice. Quindi non sono solo i responsabili di quel male ad essere messi sotto processo: lo è l’intera umanità.

"Le benevole"
orlok, 2011-09-28
5

L’autore si sarà documentato per anni sui luoghi dell’Est Europa e sui resoconti degli eccidi dei nazisti per stendere un lavoro così accurato e lodevole. Le finte memorie di Max Aue ripercorrono la guerra dall’invasione dell’URSS fino al ’45, il protagonista narra in prima persona le sue vicende personali, la sua omosessualità, gli orrori dei massacri compiuti in Ucraina e in Russia, tutto attraverso il punto di vista crudo, fedele e crudele dell’ufficiale SS che mescola i fatti alle sue riflessioni di natura filosofica e sociale, rimbalzando continuamente il lettore con la questione: voi, al posto mio, cosa avreste fatto? Un libro d’una bellezza sconvolgente, d’una efferatezza così viva che non può non colpire il lettore, soprattutto chiama in causa ognuno di noi per quanto riguarda la responsabilità che ha il protagonista nei confronti delle uccisioni e della violenza che lui, trovandosi lì, si sente autorizzato a compiere esattamente come hanno fatto quasi tutti i nazisti. Per chi volesse una panoramica più ampia sul nazismo, sicuramente da leggere; è un grande romanzo che affronta temi spinosi su cui si vuole troppo spesso evitare di parlare.

"Le benevole"
LE BENEVOLE
Pia, 2010-09-16
4

Bello. Bello e terribile. Seguiamo per 950 pagine un individuo colto, raffinato, capace di digressioni sociologiche, storiche, geografiche, semiotiche, per tacere di quelle musicali. Seguiamo per 950 pagine un individuo ossessivo e ossessionato, capace di orrori indicibili, sul piano personale, e capace di contribuire ad orrori indicibili sul piano della storia. Seguiamo per 950 pagine Maximilien Aue che “la fa franca”: non paga per le atroci colpe di fronte alla storia, né per quelle private, altrettanto atroci. Il tutto in una allucinante “normalità”. Ha ragione Littell:”Vi riguarda – dice – vedrete che vi riguarda”: provocatorio, iconoclasta, cinico, crudo, efferato, limpido, a suo modo, curioso, intellettuale senza sapere di esserlo, oscuro, contorto, perverso, freddo, calcolatore, cattivo, ingrato, assolutamente amorale (ma non immorale), Maximilien potrebbe essere ognuno di noi, anche se l’orrore per quello che un essere umano può essere e diventare dilaga, pagina dopo pagina. E per questo è un libro terribile. Da leggere, da diffondere.

"Le benevole"
le benevole
danilo, 2008-09-07
4

Complesso, cosi pieno di violenze e oscenità da averne compreso la portata solo alcuni giorni dopo averlo letto. Comunque un libro difficile ma da leggere

"Le benevole"
Fratelli umani, ricordate che questo è stato
Giacomo Di Girolamo, 2008-01-01
4

Fratelli umani, lasciate che vi racconti com’è andata. Il dolore del dito mignolo schiacciato dalle quasi mille pagine del romanzo, teso a separare fogli di appendice indispensabili: l’equiparazione dei gradi militari nella Germania nazista, e un piccolo glossario italotedesco. La curiosità del libro chiacchierato, la promessa di leggerlo tutto, la fatica crescente dei nomi in tedesco, la noia di certi passaggi, l’orrore crescente. Infine, la fine. Dopo questo romanzo, come Aue, anche noi non riusciremo a guardare per molto tempo un campo senza pensare ad una fossa comune. Galleggeremo tra pezzi di corpi, feci, odori nauseabondi, come topi nelle fogne della storia. “Le Benevole” è un romanzo curioso. Come è curiosa ogni cosa morbosa. E’ frutto di un lavoro impressionante di ricostruzione e cesellatura. Aue è un “personaggio medio”, non è un eroe, anzi, è pazzo, violento, omicida, come tutto ciò che lo circonda. In questo senso è un testimone perfetto, perché non ha nessun pulpito dal quale predicare. E’ acritico, amorale, assente. E’ l’alfa privativo della storia della Germania nazista e dell’Olocausto. Quello che mancava forse, per capire davvero la portata della tragedia più grande nella storia dell’umanità. Peccato che questo non emerge. Perché Aue, alla fine, è un pazzo che si muove in un mondo di pazzi, e tutto sembra finire lì, come in un maledetto vortice risucchiatore. Tutto è osceno. La parola, le righe, le pagine. Oscene. Hitler, Himmler, Eichmann. Osceni. Berlino, San Pietroburgo, l’Ucraina. Osceni. Le fucilazioni, le camere a gas, le fosse comuni. Osceni. Ma troppa oscenità supera il limite. Diventa roba da palcoscenico. Va oltre la realtà, alza il sipario. Diventa rappresentazione, mito. Falsità quasi comica, come certi horror splatter, quelli con il sangue finto… Alla fine l’orrore è talmente tanto che va un favore al negazionismo. Nulla è esistito – sembrano dire corpi mutilati e donne violentate, bambini impiccati e cervelli spappolati – solo la fantasia malata di poche persone. Una piccola parentesi di follia. “Le benevole” è pericoloso. Pericolosissimo. Davvero, va maneggiato con lentezza e cura. E poi, subito dopo, ci vuole un bagno purificatore: “Shoah”, libro e 4 dvd editi da Einaudi, con le interviste atroci ai superstiti dello sterminio. Tutto è esistito. Fratelli umani, ricordate che questo è stato.

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