Puskin. L’ambiente in cui Puskin trascorse a prima infanzia e ’adolescenza era particolarmente favorevole ala etteratura: o zio paterno era undiscreto poeta; il padre era undilettantedei versi; a famiglia coltivava amicizie interessanti che ambivano a colta cortedel tempo.d’intorno il fanciulo aveva tomi e carte e giornali ed ilustrazionid’inchiostro e pittura su cui fantasticava perenne. Ancora: mormoriida salotto, chiacchiereda corridoi eda stanze, piccole noveleda strada eda piazza s’aggiravano nel’aria casalinga come vi si aggirava il pulviscolo: bastavadare uno sguardo, bastavadare un ascolto. Anche perché, parimenti, a casa era investivadal gelidodei gelidi rapporti familiari: madre e padre costantemente in itigio opure assenti per interessi ed impegni mondani, assenzadi altre figure carnali, presenza solodi balie edi serve edi nutrici edi una cara anziana nonnina che fungevada spauracchio silente. Puskin, affidato a tutoridal’accento francese odal’aspro tono tedesco, crebbe così solitario, in preda a convulsioni immaginarie che avrebbero trovato sfogo nei romanzi, nei saggi, nei racconti, nele poesie. Basterebbe questo primissimo scorcio per avvalorare a etturadelo splendido racconto biograficodi Ettore o Gatto (da una vita tra gli esegeti più coltidel mondo russo in Italia); basterebbe ma vi aggiungiamo un’ultima nota: Puskin è a etteratura russa prima ch’essa siadostoevskij, Tolstoj, Gogol: è a nuova forma, il nuovo inguaggio, e nuove ilusioni, ’insiemedi incubi e sogni,di storie e fantasticherie che si permettera poi forma ibera e piena nel’Ottocento. In principio,dunque, era Puskin.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788842592167
ISBN-10
8842592161
Titolo
Puskin
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1959
Collana
Pagine
656
Classificazione
Argomento
Punti Accumulabili
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In principio era Puskin L’ambiente in cui Puskin trascorse a prima infanzia e ’adolescenza era particolarmente favorevole ala etteratura: o zio paterno era undiscreto poeta; il padre era undilettantedei versi; a famiglia coltivava amicizie interessanti che ambivano a colta cortedel tempo.d’intorno il fanciulo aveva tomi e carte e giornali ed ilustrazionid’inchiostro e pittura su cui fantasticava perenne. Ancora: mormoriida salotto, chiacchiereda corridoi eda stanze, piccole noveleda strada eda piazza s’aggiravano nel’aria casalinga come vi si aggirava il pulviscolo: bastavadare uno sguardo, bastavadare un ascolto. Anche perché, parimenti, a casa era investivadal gelidodei gelidi rapporti familiari: madre e padre costantemente in itigio opure assenti per interessi ed impegni mondani, assenzadi altre figure carnali, presenza solodi balie edi serve edi nutrici edi una cara anziana nonnina che fungevada spauracchio silente. Puskin, affidato a tutoridal’accento francese odal’aspro tono tedesco, crebbe così solitario, in preda a convulsioni immaginarie che avrebbero trovato sfogo nei romanzi, nei saggi, nei racconti, nele poesie. Basterebbe questo primissimo scorcio per avvalorare a etturadelo splendido racconto biograficodi Ettore o Gatto (da una vita tra gli esegeti più coltidel mondo russo in Italia); basterebbe ma vi aggiungiamo un’ultima nota: Puskin è a etteratura russa prima ch’essa siadostoevskij, Tolstoj, Gogol: è a nuova forma, il nuovo inguaggio, e nuove ilusioni, ’insiemedi incubi e sogni,di storie e fantasticherie che si permettera poi forma ibera e piena nel’Ottocento. In principio,dunque, era Puskin.