Il bisturi della ragione affonda nella carne putrida di una civiltà che si nutre dei propri figli.
Lu Hsün scava nelle ipocrisie del primo Novecento cinese attraverso racconti che smascherano la ferocia celata sotto le maschere della tradizione e del potere.
Un diario vergato da una mente lucida nel suo delirio rivela un banchetto di famigliari intenti a consumare il congiunto, trascinando il lettore in una denuncia della morale disumana che regola i rapporti quotidiani. La parola è nuda.
Le pagine si trasformano in una lente d'ingrandimento spietata sulla società, mentre la figura di un contadino spiantato si muove tra le macerie di un'epoca al tramonto. Ah Q insegue i fantasmi di una gloria mai posseduta, incapace di scorgere il filo del patibolo che si stringe attorno al collo in un moto di cieca vanagloria. Queste narrazioni non cercano redenzione, ma espongono la barbarie della Cina feudale attraverso il filtro di un’ironia affilata come una lama d'acciaio, capace di lacerare il velo di una rispettabilità che cela soltanto una desolazione senza via d'uscita tra i vicoli del passato.
Il silenzio della luna osserva indifferente l'esecuzione di un uomo convinto di essere protagonista della propria rovina.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa critica del Novecento cinese.
✔ Appassionati di letteratura sociale e polemica politica.
Perché è diverso
Questo volume raccoglie l'intera produzione narrativa dell'autore, offrendo uno spaccato unico sulla transizione tra modelli occidentali e tradizioni secolari. La prosa fonde angoscia esistenziale e invettiva civile, costruendo un ritratto implacabile della condizione umana privo di ogni compiacimento.
Dettagli Bibliografici
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