L’ombra di Thomas Mann si allunga sul pavimento dello studio, oscurando ogni tentativo di trovare un registro vocale che non sia l'eco di una grandezza insostenibile.
Klaus Mann ripercorre l'irrequieto passaggio dall'infanzia alla maturità tra Monaco e i rifugi alpini, delineando il profilo di una generazione segnata dal primo conflitto mondiale e dall'incombere della censura nazista.
Il giovane Klaus si muove tra gli sguardi severi di una dinastia letteraria e la ricerca di un'identità autentica, smarrendosi nei circoli del Wandervögel tra escursioni naturiste e il desiderio di una libertà radicale. Le pagine bruciano dell'urgenza di definire sé stesso lontano dal prestigio paterno, mentre le abitudini solitarie si incrinano sotto il peso di una inquietudine privata che non conosce soste.
Tutto stava crollando.
La scoperta dell'omosessualità e il ricorso a fugaci evasività chimiche diventano l'unica trincea possibile in un presente che si sgretola velocemente. Tra le stanze domestiche e le fughe verso le vette, emerge la lucida confessione di un percorso esistenziale nell'Europa tra le due guerre, dove il tormento interiore diventa l'unico testimone attendibile di una crisi collettiva impossibile da ignorare durante il convulso periodo della Weimar culturale.
Il riflesso nello specchio mostra i tratti di un estraneo che ha finalmente smesso di cercare il perdono nelle parole del genitore.
Per chi è
✔ Lettori di autobiografie della Repubblica di Weimar.
✔ Cultori della storia culturale europea del primo Novecento.
Perché è diverso
L'opera si distingue per la capacità di intrecciare l'intimità domestica di una delle famiglie più illustri del secolo con le istanze di rottura dei movimenti giovanili dell'epoca. La narrazione evita la cronaca letteraria in favore di un'analisi spietata della propria fragilità, restituendo l'immagine di un individuo intrappolato nel mutamento politico e sociale della Germania pre-hitleriana.
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