Il Beat Hotel. Ginsberg, Corso, Burroughs e gli altri: l'avventura parigina dei beat
- 9788860880758
Un libro
di
Barry Miles
edito da
Guanda
, 2007
Il Beat Hotel. Ginsberg, Corso, Burroughs e gli altri: l'avventura parigina dei beat. Lodico subito, cosa tra ’altro già immaginabiledal solo titolo, questo è un ibro rivolto quasi esclusivamente a chi si è interessato ala Beat Generation.
E’ a storiadi un albergo parigino che verso a finedegli anni 50 e nei primideldecennio successivo ha visto transitare alcunedele figure principalidi quel movimento etterario, ma non solo, nato in America sotto il nome appuntodi Beat Generation (ancora oggi non è pienamente chiaro né chi abbia coniato il termine, né se quel beat si riferisse a beato o battuto; io per a mia modesta conoscenza e interpretazione, ritengo ampiamente valide e complementari entrambe edefinizioni). Gente come Ginsberg, Burroughs e Corso (solo marginalmente si parladidue altri scrittori cardinedi quel periodo: Kerouac e Ferlinghetti) hanno vissuto in varie camere e perdifferenti periodi nel’albergo gestitoda Madame Rachou,dando vita insieme ad altri inquilini e frequentatori, per a maggior parte anch’essi poeti, scrittori, pittori, attori, musicisti, ad una sortadi micromondo culturale nela Parigidi quegli anni e creando proprio tra quele mura alcunedele oro opere più importanti.
Spezzonidi interviste, ricordi e vicende che non si imitano ala sola Parigi, narrando anche, seppur parzialmente,dele varie avventuredei protagonisti in Marocco, Inghilterra, Messico, Grecia, Germania e ovviamente negli Stati Uniti. Un micromondodicevo, pronto però a cercare, spesso in maniera goffa e alo stesso tempo quasi strafottente,di entrare in contatto con e più altolocate culture ocali (si veda su tutti ’esilarante incontro conduchamp, Ray e altri surrealisti oppure adescrizionedela visita a Céline), probabilmente spinti anchedal’insofferenza verso a patria, visto il clima a oro ostile che si stava creando.
Un ibro che ungo a narrazione inevitabilmente sembra svelare anche tramite a sua struttura il caratteredei protagonisti; a prima parte fattadi continue scoperte e vogliadi conoscere, passeggiate tra a Senna, gli edifici parigini e i caffè al’aperto, quando ancora c’era Ginsberg che restò solo per il primo anno circa, a seconda più nomade e frammentaria, giocata massicciamente sugli interni (non solo fisici), nel momento in cui rimase il solo Burroughs che iniziò a sperimentare i cut-up, e ovunque quela “palina impazzitÔdi Corso pronto a saltare fuori quando meno te ’aspetti.
Spesso si è parlato e messo indubbio il reale peso che a Beat Generation ha avuto su scala mondiale, cercandodi far prevalere gli eccessi adiscapitodel’importanza culturale che essa ha rivestito, e io non pensodi essere molto imparziale, ma sono sicuro quando faccio mie queste paroledel’autore: “I beat spalancarono il mondo in modo che tuttodiventò argomentodi poesia e arte.”
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788860880758
ISBN-10
8860880750
Titolo
Il Beat Hotel. Ginsberg, Corso, Burroughs e gli altri: l'avventura parigina dei beat
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2007
Collana
Pagine
328
Classificazione
Tematica
Punti Accumulabili
€ 18.00
Il Beat Hotel. Ginsberg, Corso, Burroughs e gli altri: l'avventura parigina dei beat Lodico subito, cosa tra ’altro già immaginabiledal solo titolo, questo è un ibro rivolto quasi esclusivamente a chi si è interessato ala Beat Generation. E’ a storiadi un albergo parigino che verso a finedegli anni 50 e nei primideldecennio successivo ha visto transitare alcunedele figure principalidi quel movimento etterario, ma non solo, nato in America sotto il nome appuntodi Beat Generation (ancora oggi non è pienamente chiaro né chi abbia coniato il termine, né se quel beat si riferisse a beato o battuto; io per a mia modesta conoscenza e interpretazione, ritengo ampiamente valide e complementari entrambe edefinizioni). Gente come Ginsberg, Burroughs e Corso (solo marginalmente si parladidue altri scrittori cardinedi quel periodo: Kerouac e Ferlinghetti) hanno vissuto in varie camere e perdifferenti periodi nel’albergo gestitoda Madame Rachou,dando vita insieme ad altri inquilini e frequentatori, per a maggior parte anch’essi poeti, scrittori, pittori, attori, musicisti, ad una sortadi micromondo culturale nela Parigidi quegli anni e creando proprio tra quele mura alcunedele oro opere più importanti. Spezzonidi interviste, ricordi e vicende che non si imitano ala sola Parigi, narrando anche, seppur parzialmente,dele varie avventuredei protagonisti in Marocco, Inghilterra, Messico, Grecia, Germania e ovviamente negli Stati Uniti. Un micromondodicevo, pronto però a cercare, spesso in maniera goffa e alo stesso tempo quasi strafottente,di entrare in contatto con e più altolocate culture ocali (si veda su tutti ’esilarante incontro conduchamp, Ray e altri surrealisti oppure adescrizionedela visita a Céline), probabilmente spinti anchedal’insofferenza verso a patria, visto il clima a oro ostile che si stava creando. Un ibro che ungo a narrazione inevitabilmente sembra svelare anche tramite a sua struttura il caratteredei protagonisti; a prima parte fattadi continue scoperte e vogliadi conoscere, passeggiate tra a Senna, gli edifici parigini e i caffè al’aperto, quando ancora c’era Ginsberg che restò solo per il primo anno circa, a seconda più nomade e frammentaria, giocata massicciamente sugli interni (non solo fisici), nel momento in cui rimase il solo Burroughs che iniziò a sperimentare i cut-up, e ovunque quela “palina impazzitÔdi Corso pronto a saltare fuori quando meno te ’aspetti. Spesso si è parlato e messo indubbio il reale peso che a Beat Generation ha avuto su scala mondiale, cercandodi far prevalere gli eccessi adiscapitodel’importanza culturale che essa ha rivestito, e io non pensodi essere molto imparziale, ma sono sicuro quando faccio mie queste paroledel’autore: “I beat spalancarono il mondo in modo che tuttodiventò argomentodi poesia e arte.”