Il sibilo metallico del rotore scuote il silenzio dell'alba irachena mentre Antonio Fabbri controlla per l'ultima volta la sicura del suo equipaggiamento.
Il percorso di un ufficiale della Divisione Investigativa Criminale, dagli studi in Accademia al peso delle scelte tattiche operative, fino all'intreccio tra il dovere sul campo e la ricerca di un legame privato.
L'Accademia Militare ha forgiato il suo rigore, ma è tra le sabbie della Divisione Investigativa Criminale che il peso del comando si concretizza in ogni decisione istantanea. Le pareti degli uffici operativi restituiscono il riverbero di missioni fallite e successi amari, mentre la polvere del deserto si deposita sui nomi incisi nelle piastrine dei compagni caduti.
Il silenzio pesa.
La caccia serrata a spietati assassini sposta il confine tra il rigore della giustizia e l'impulso primordiale della sopravvivenza in una guerra urbana in Iraq che non concede margini di errore. Eppure, tra un pattugliamento e il successivo, il rientro verso una vita privata fatta di volti familiari e attese diventa l'unico ancoraggio tangibile a una normalità sospesa, dove il calore di una donna amata stride violentemente contro la durezza del fronte.
Il riflesso dello sguardo di Antonio nel vetro sporco dell'ufficio restituisce la sagoma di un uomo che ha smesso di contare i giorni e ha iniziato a misurare la propria sopravvivenza in battiti cardiaci.
Per chi è
✔ Lettori di biografie militari contemporanee.
✔ Chi segue testimonianze dirette di missioni internazionali.
Perché è diverso
L'opera fonde la rigidità procedurale dell'addestramento accademico con la frammentarietà emotiva vissuta durante le operazioni di polizia giudiziaria in territorio di conflitto. La narrazione alterna l'analisi tecnica del lavoro investigativo alla dimensione intima del protagonista, evitando di costruire un eroe ideale ma restituendo la cruda alternanza tra l'orrore del lutto e la necessità quotidiana di una vita affettiva.
Dettagli Bibliografici
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