Il ferro di una lama incide l'aria umida dei vicoli mentre il sangue dei ribelli macchia il selciato di Palermo.
Giovan Luca Squarcialupo guida la rivolta contro il dominio spagnolo nella Sicilia del 1500, inseguendo l'utopia di una repubblica democratica tra le maglie strette dell'Inquisizione.
Le ombre dei palazzi nobiliari celano trame occulte dove le baronie siciliane in fermento alimentano risentimenti pronti a esplodere in rivolta aperta contro i viceré. Giovan Luca articola una resistenza che trascende il singolo scontro, cercando alleati tra gli umili vessati da tasse e persecuzioni religiose, mentre ogni giuramento solenne viene tradito dal peso di interessi meschini.
La giustizia è vana.
La Palermo del XVI secolo appare come un labirinto di pietra dove l'odore della polvere da sparo si mescola a quello dell'incenso, rendendo incerto il confine tra la devozione forzata e l'odio verso l'oppressore straniero. Squarcialupo non cerca solo la vittoria militare, ma la riscrittura di un ordine sociale che vede nella lapide isolata il solo resto di un sogno infranto sotto il peso di poteri inattaccabili.
Il piano fallisce rapidamente.
Il peso del tradimento rimane impresso tra le pietre mute di un vicolo dimenticato.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa storica ambientata in Sicilia.
✔ Appassionati di cronache civili del primo Cinquecento.
Perché è diverso
L'opera riporta alla luce una figura storica dimenticata, trasformando una vicenda d'appendice in un ritratto corale della Palermo rinascimentale. La narrazione fonde con rigore la realtà documentale dell'Inquisizione con il dinamismo dell'avventura politica, restituendo voce a un protagonista che la storiografia ufficiale ha ridotto a un semplice toponimo cittadino.
Dettagli Bibliografici
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