Il sale dell'Egeo incrosta le vesti di Rachele e Giuditta mentre il brigantino si accosta al molo di Rodi, unico approdo possibile dopo giorni di tempesta.
Due ebree romane in cerca di una nuova esistenza in Palestina si fermano nel porto greco del 1827, trasformando la necessità di una sosta in un impero commerciale fondato sulla raccolta delle spugne.
Il magazzino lungo la banchina pullula di ceste umide e pescatori locali che osservano con sospetto l'ascesa di due straniere in un mercato dominato da antiche gelosie. Le monete cambiano mano, il prestigio cresce e il commercio di spugne a Rodi attira l'attenzione di chi preferisce il coltello alla leale concorrenza.
Tutto cambia.
Rachele annota i registri con calligrafia ferma, mentre Giuditta negozia prezzi al rialzo con mercanti greci pronti a tutto pur di ostacolare l'ambizione di due ebree romane in terra straniera. La quiete svanisce quando la rivalità si trasforma in minaccia diretta alle loro scorte, costringendole a muoversi in un dedalo di vicoli dove l'umanità si scontra tra istinti primordiali e una disperata necessità di riscatto lontano dalla città lasciata alle spalle.
Sulla banchina battuta dal vento, il riverbero del mare nasconde le ombre di chi osserva le due donne senza mai distogliere lo sguardo.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa storica ambientata nel Mediterraneo.
✔ Appassionati di saghe familiari del primo Ottocento.
Perché è diverso
La narrazione abbandona le convenzioni del viaggio esotico per concentrarsi esclusivamente sulla costruzione materiale di un'attività economica in un contesto coloniale dell'Ottocento. L'intreccio tra la condizione di esuli e la spietata logica del profitto locale trasforma il porto di Rodi in un palcoscenico di tensioni umane tangibili, evitando ogni idealizzazione del passato.
Dettagli Bibliografici
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