L'infanzia di Darwin Pastorin si consuma tra le strade di San Paolo, alimentata dai racconti di generazioni di emigrati veronesi in partenza per il Sudamerica sin dalla fine dell'Ottocento.
Il volume ricostruisce il legame viscerale dell'autore con la terra brasiliana, intrecciando la memoria personale alla storia collettiva di chi ha varcato l'oceano dopo il 1945. Il racconto supera l'iconografia classica del samba e delle spiagge di Rio per esplorare le vicende intime degli abitanti delle favelas e degli italiani radicati a Minas Gerais. Attraverso una narrazione che bilancia il mito dei calciatori come Pelé e Gilmar con la cruda realtà quotidiana, emerge una riflessione sulla saudade dell'emigrante. Il testo documenta la ricerca di un'identità sospesa tra due continenti, segnata dal rientro in Italia avvenuto nel 1961 e da oltre 22 anni di sedimentazione emotiva.
Per chi è
✔ Lettori interessati alle dinamiche delle migrazioni italiane
✔ Appassionati di narrativa memorialistica e biografica
Perché è diverso
Il libro smantella l'immaginario turistico del Brasile, sostituendolo con l'esperienza vissuta di un autore che coniuga l'aneddotica familiare con la cronaca sociale di un paese visto come patria d'elezione.
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