Il sole picchia implacabile sui sentieri aridi di Brancaleone, dove ogni giornata si trascina identica in un tempo sospeso.
Stefano, un ingegnere torinese relegato al confino, vive l'isolamento forzato tra l'ostilità di una terra lontana e il silenzio di una prigionia tutta interiore.
Stefano cammina lungo la riva battuta dal vento, osservando il mare che separa i pensieri dal resto del mondo conosciuto.
Tutto resta fermo.
L'incontro quotidiano con Concia e il legame sospeso con Elena, figlia della sua padrona di casa, diventano gli unici appigli in una realtà priva di prospettive. Il protagonista tenta di mimetizzarsi tra le case bianche e la polvere, cercando di abitare questo confino di Brancaleone Calabro senza lasciare tracce, consapevole che ogni volto incontrato finirà per sbiadire nel ricordo.
La sua esistenza si consuma in una lenta attesa, definita soltanto dalla condanna per antifascismo che lo tiene inchiodato al limite estremo di un sud Italia estraneo e impenetrabile, dove la solitudine trasforma persino il paesaggio in una cella senza sbarre.
Al momento di salire sul treno per tornare al Nord, Stefano comprenderà che ogni nome sussurrato nel paese non è stato altro che un riflesso effimero dell'illusione.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa italiana del Novecento.
✔ Chi segue la letteratura del confino politico.
Perché è diverso
L'opera si distingue per la capacità di sovrapporre lo spazio fisico del confino a una topografia interiore priva di speranza. La narrazione costruisce un isolamento radicale dove il mare non è via di fuga, ma una parete invalicabile che annulla l'identità del protagonista.
Dettagli Bibliografici
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