Un trinciapaglia arrugginito stride nel silenzio di una cascina isolata tra le colline astigiane.
Berto, un operaio torinese, sconta un periodo di confino nelle campagne piemontesi, venendo risucchiato in un dramma di violenza atavica tra i fratelli Talino e Vincenzino.
La polvere delle strade sterrate si attacca ai vestiti mentre le dinamiche della vita contadina nelle Langhe rivelano una ferocia che la città ignora completamente. Berto osserva le abitudini ancestrali di una famiglia segnata da pulsioni oscure e da un legame viscerale col territorio.
Tutto esplode.
Il rapporto tra il protagonista e il mondo rurale si trasforma in un confronto spietato con le proprie origini, distruggendo ogni idealizzazione bucolica in favore di una cruda rappresentazione neorealista di fatti brutali. Le atmosfere cariche di solitudine e il peso delle convenzioni sociali soffocano la possibilità di qualsiasi fuga o redenzione individuale tra i vigneti.
Un delitto consumato nel fango segna la fine definitiva dell'estraneità di Berto verso quella terra ostile.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa neorealista italiana del Novecento.
✔ Appassionati di letteratura rurale e regionalismo piemontese.
Perché è diverso
Questo testo rompe con la tradizione letteraria del tempo attraverso una prosa asciutta e icastica, capace di trasformare il paesaggio in uno specchio delle tensioni interiori. La narrazione si distingue per l'uso di un linguaggio che fonde il dialetto con la struttura narrativa moderna, ridefinendo il rapporto tra individuo e ambiente rurale.
Dettagli Bibliografici
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