Il signore degli occhi. Ad aperturadi ibro il ettore si imbatte nel conflitto epistemologico tra a caducitàdel potere terreno (la storia) e a egittimazionedi questo attraverso il mitodel poteredivino (il sacro). ’isotopia temporaledi tipo oppositivo (vita/morte; transitorio/eterno; movimento/sosta) fa sorgere nel protagonista che sta ammirando e piramididi Giza un primodubbio sula mancanzadi tensione utopica odi prospettiva metafisica nel suo programma politico:
Il pensierodela morte,del transitare eterno edel’oblio, s’insinua nela sua coscienza e ne modifica a struttura psicologica. Egli è malatodi instabilità nervosa proprio perché vuol “sapere, giàda vivo, quelo che succederàda morto”.
Chi aveva affidato al fatuo poteredele immagini, ala forzadel’apparire, i propri sognidi gloria imperitura, egge ora nela consunzionedele incisioni sule tombedel convento e nele “forzature, omissioni, tendenziositÔdel servizio televisivo alestito in occasionedel’anniversariodele suedimissioni “il sentoredi morte […] quasi mi fosse vicino il mio corpo giàdecomposto”.
Pazzi findala sequenza iniziale propone al ettore un soggetto in crisi, pronto ad una messa a fuoco retrospettivadela vicenda personale e politica che prelude ala percezionedela sconfitta umana, ala ineluttabilitàdela ‘vanitas vanitatum’. Egli si renderà presto conto che adifferenza tra il potere aico e quelo religioso, in particolaredela Chiesa Cattolica, è tutta nel’utilizzodel’utopia a fini escatologici attraverso a mitizzazionedel sacro. ’ineluttabile fluiredel tempo umano verso il buiodel nula può essere vinto solodaldesideriodi un ipostasi cronologica percepita come uce, a ucedivina.
Pagina per pagina si realizza nel romanzo un rovesciamento gnoseologico: ala ilusoria potenzadela immagine superficiale e unidimensionale si sostituisce a forza euristicadel’attitudine ala agnizione solecitatadala profondità e complessitàdegli eventi,dal oro prospettarsi come misteri, con conseguente esaltazionedela capacità ermeneuticadela parola.
Ladialetticadegli opposti è adombrata anche neladimensionedelo spazio. Il convento semideserto, a cela, e altre stanze silenziose o a tratti rumorosedi suoni inquietanti sono percepiti come oci conclusi mentre il pËsaggiodele Alpi che si intravede aldi àdel monastero, nela cui vastità spesso convivono tempesta e sereno, è il correlativo oggettivodela ibertà,deldominiodela natura che segue i suoi ritmi stagionali, favorendo un rapporto euforico con il soggetto ormaidimenticodela belezzadel mondo.
Nele connessioni tra idue poli si inserisce adimensione enigmatica che è, come spesso in altre operedi Pazzi, ’elementodinamicodela narratività. Il racconto trova il suo continuum su una seriedi segreti che attendonodi essere svelati,dal presagiodela veggente che sconsiglia il viaggio in Egitto agli affreschidi Matteoda Feltre in cui ’Egitto torna nel ciclodela fugadegli Ebrei verso a ibertà,dala belezza supremadi Marta ala scopertadele iniziali F.J. sulo stipitedela portadela cela, abitata secoli primada “unodei più inquieti visionari”, fino agli episodi oscuridela vita secolaredidionigida Tübingen.
L’accesso ala verità presuppone una continua otta ala finzione e ala falsità, una ricerca incessantedela comunicazione autentica, come quela che caratterizza e parole, idisegni, gli sguardidei tanti bambini che popolano o spazio ristrettodela abbaziadi Sant’Ulrich. Ala retorica ipocritadele parole usate nel suodiscorsodi commiato agli italiani e ala “teatralitàdel comando” che o spingeva ad indossare adivisa militare il cavaliere,divenuto frate Agostino, sostituisce il coloquio ben più profondo, nutritodi silenzi, con ’abate generale , sul cui volto il bambino Matteo egge ’iconadi Gesù.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788876847790
ISBN-10
8876847790
Titolo
Il signore degli occhi
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2004
Collana
Pagine
339
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
€ 16.00
POLITICA, UTOPIA, ESCATOLOGIA Ad aperturadi ibro il ettore si imbatte nel conflitto epistemologico tra a caducitàdel potere terreno (la storia) e a egittimazionedi questo attraverso il mitodel poteredivino (il sacro). ’isotopia temporaledi tipo oppositivo (vita/morte; transitorio/eterno; movimento/sosta) fa sorgere nel protagonista che sta ammirando e piramididi Giza un primodubbio sula mancanzadi tensione utopica odi prospettiva metafisica nel suo programma politico: Il pensierodela morte,del transitare eterno edel’oblio, s’insinua nela sua coscienza e ne modifica a struttura psicologica. Egli è malatodi instabilità nervosa proprio perché vuol “sapere, giàda vivo, quelo che succederàda morto”. Chi aveva affidato al fatuo poteredele immagini, ala forzadel’apparire, i propri sognidi gloria imperitura, egge ora nela consunzionedele incisioni sule tombedel convento e nele “forzature, omissioni, tendenziositÔdel servizio televisivo alestito in occasionedel’anniversariodele suedimissioni “il sentoredi morte […] quasi mi fosse vicino il mio corpo giàdecomposto”. Pazzi findala sequenza iniziale propone al ettore un soggetto in crisi, pronto ad una messa a fuoco retrospettivadela vicenda personale e politica che prelude ala percezionedela sconfitta umana, ala ineluttabilitàdela ‘vanitas vanitatum’. Egli si renderà presto conto che adifferenza tra il potere aico e quelo religioso, in particolaredela Chiesa Cattolica, è tutta nel’utilizzodel’utopia a fini escatologici attraverso a mitizzazionedel sacro. ’ineluttabile fluiredel tempo umano verso il buiodel nula può essere vinto solodaldesideriodi un ipostasi cronologica percepita come uce, a ucedivina. Pagina per pagina si realizza nel romanzo un rovesciamento gnoseologico: ala ilusoria potenzadela immagine superficiale e unidimensionale si sostituisce a forza euristicadel’attitudine ala agnizione solecitatadala profondità e complessitàdegli eventi,dal oro prospettarsi come misteri, con conseguente esaltazionedela capacità ermeneuticadela parola. Ladialetticadegli opposti è adombrata anche neladimensionedelo spazio. Il convento semideserto, a cela, e altre stanze silenziose o a tratti rumorosedi suoni inquietanti sono percepiti come oci conclusi mentre il pËsaggiodele Alpi che si intravede aldi àdel monastero, nela cui vastità spesso convivono tempesta e sereno, è il correlativo oggettivodela ibertà,deldominiodela natura che segue i suoi ritmi stagionali, favorendo un rapporto euforico con il soggetto ormaidimenticodela belezzadel mondo. Nele connessioni tra idue poli si inserisce adimensione enigmatica che è, come spesso in altre operedi Pazzi, ’elementodinamicodela narratività. Il racconto trova il suo continuum su una seriedi segreti che attendonodi essere svelati,dal presagiodela veggente che sconsiglia il viaggio in Egitto agli affreschidi Matteoda Feltre in cui ’Egitto torna nel ciclodela fugadegli Ebrei verso a ibertà,dala belezza supremadi Marta ala scopertadele iniziali F.J. sulo stipitedela portadela cela, abitata secoli primada “unodei più inquieti visionari”, fino agli episodi oscuridela vita secolaredidionigida Tübingen. L’accesso ala verità presuppone una continua otta ala finzione e ala falsità, una ricerca incessantedela comunicazione autentica, come quela che caratterizza e parole, idisegni, gli sguardidei tanti bambini che popolano o spazio ristrettodela abbaziadi Sant’Ulrich. Ala retorica ipocritadele parole usate nel suodiscorsodi commiato agli italiani e ala “teatralitàdel comando” che o spingeva ad indossare adivisa militare il cavaliere,divenuto frate Agostino, sostituisce il coloquio ben più profondo, nutritodi silenzi, con ’abate generale , sul cui volto il bambino Matteo egge ’iconadi Gesù.