Un cappello abbandonato sul bordo di un mulino in rovina convince il paese intero che il corpo di Mattia Pascal giaccia, ormai irriconoscibile, nel profondo delle acque scure.
Mattia Pascal fugge dalla soffocante vita matrimoniale in Liguria per tentare la sorte a Montecarlo, dove un’inaspettata vincita al gioco gli permette di cambiare identità e rinascere come Adriano Meis.
Il treno corre verso la libertà.
La nuova esistenza a Roma tra le mura di una pensione polverosa si rivela presto una trappola senza uscita.
L’assenza di documenti ufficiali impedisce ogni legame duraturo o la denuncia di un furto, rendendo la sua libertà individuale irreperibile agli occhi della legge civile.
Ogni tentativo di integrarsi nel mondo fallisce contro l'impossibilità di possedere una storia passata verificabile.
La ricerca di un esilio volontario a Miragno si trasforma nell'accettazione consapevole di essere un estraneo ovunque, costretto a osservare la propria vita precedente ormai occupata da altri, in un eterno distacco dal mondo reale che non ammette appello o ritorno alla condizione di uomo civile.
Il protagonista si riduce a un’ombra che, visitando la propria tomba, riconosce la definitiva estraneità di chi non è più né vivo né morto.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica del Novecento.
✔ Chi segue la letteratura italiana del primo modernismo.
Perché è diverso
Il testo scardina la linearità biografica tradizionale per focalizzarsi sulla frammentazione dell'identità moderna. L'intreccio non segue un'evoluzione classica, ma esplora l'impossibilità concreta di abitare una maschera sociale in assenza di un ancoraggio anagrafico e relazionale.
Dettagli Bibliografici
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