Il bisturi metallico scava nella terra indurita dal sole, facendo riemergere frammenti di terracotta che trasudano cinquemila anni di oblio.
Nel Vicino Oriente, un team archeologico scava tra le rovine di un'antica metropoli mentre il conflitto etnico divampa oltre il perimetro di scavo. Il recupero di una stele perduta incrina l'equilibrio della spedizione, spingendo gli studiosi verso reazioni primordiali.
La polvere del deserto avvolge ogni reperto della città sommersa di Uruk-Zar, mentre le esplosioni all'orizzonte ricordano che il presente è ormai un territorio di cenere e ferite aperte.
Tutto stava crollando.
La scoperta di un'epigrafe incisa sulla pietra nera costringe i ricercatori a confrontarsi con una memoria collettiva che non ammette più il distacco accademico, trasformando ogni gesto in una resa dei conti con il proprio passato.
Questa regressione rituale nell'entroterra siriano strappa le maschere di civiltà ai membri del gruppo, alimentando rancori antichi e desideri di riscatto che risuonano con la stessa violenza delle armi che premono dai confini del campo.
La stele giace tra le mani di chi, finalmente, non può più nascondersi dal riflesso della propria oscurità.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa contemporanea ambientata in Medio Oriente.
✔ Chi segue la narrativa d'esplorazione archeologica e psicologica.
Perché è diverso
La narrazione intreccia la stratigrafia archeologica con il collasso emotivo dei protagonisti, evitando la mera avventura per indagare come la prossimità di un conflitto bellico acceleri la regressione verso impulsi ancestrali. La struttura alterna la precisione del dato storico alla soggettività incontrollata dei ricercatori, rendendo il ritrovamento della stele il punto di rottura definitivo tra scienza e istinto.
Dettagli Bibliografici
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