Il sangue rappreso sulla camicia di Marko si sgretola mentre la madre pulisce la ferita sul volto con un panno di lino logoro.
In una Iugoslavia scossa da sussurri velenosi, un ragazzo insegue la verità sulle proprie origini, oltrepassando i confini balcanici fino alle coste siciliane per sciogliere il nodo di un padre dato per disperso.
L'eco degli insulti subiti per strada si spegne tra le mura domestiche, lasciando spazio a domande che la madre non può più ignorare. Un foglio stropicciato indica una via in una città siciliana, l'unica prova tangibile dell'esistenza di quell'uomo scomparso durante il conflitto bellico.
La verità emerge.
Marko intraprende un viaggio attraverso terre estranee cercando di dare un volto al fantasma di un genitore mai conosciuto, ricostruendo una memoria familiare negata attraverso i silenzi e le reticenze di chi resta. La ricerca del soldato disperso si trasforma in una necessità ineludibile, spingendolo ad abbandonare le certezze infantili per affrontare la realtà di un passato sepolto sotto strati di menzogne e dolore mai elaborato. Ogni passo verso la Sicilia allontana il giovane dalle dicerie del villaggio per condurlo verso un confronto diretto con i resti di una vita perduta, dove la geografia diventa lo specchio della sua inquietudine personale.
Davanti a quel portone siciliano, la mano di Marko trema sul battente di ferro battuto mentre il silenzio della strada sembra trattenere il respiro.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa di ambientazione storica europea.
✔ Chi segue la letteratura del trauma e dell'identità.
Perché è diverso
La narrazione intreccia la cruda realtà dei conflitti bellici balcanici con l'indagine privata, trasformando una questione anagrafica in un percorso di maturazione geografica. La struttura evita la ricerca d'azione classica in favore di un'esplorazione del lutto generazionale, dove il passato non è un capitolo chiuso ma un presente ancora pulsante.
Dettagli Bibliografici
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