Il violino del giovane musicista vibra nell'aria rarefatta, costringendo le stelle a un valzer solitario sopra il bosco silenzioso.
Joseph Roth intreccia il malinconico tramonto della monarchia austro-ungarica con le vite marginali di clown, zingari e girovaghi, in una raccolta che trasforma la memoria collettiva in lirica.
L'accampamento di zingari tra bosco e palude accoglie figure dimenticate mentre il mondo imperiale si sgretola sotto il peso di una guerra senza fine.
Tutto svanisce.
L’ombra dell'Imperatore si allunga sulla Cripta dei Cappuccini, segnando la fine di un'epoca sepolta sotto le rovine di una corona ormai in frantumi.
I gesti pudichi degli amanti nei giardini di glicine si scontrano con il dolore degli esuli, trasformando il rimpianto in una nostalgia della Mitteleuropa che non conosce tregua tra il fronte della Podolia e l’esilio.
Un raro uccello bianco solleva il suo volo verso il cielo, lasciando dietro di sé soltanto il profumo inebriante di un'estate lontana.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa mitteleuropea del primo Novecento.
✔ Chi apprezza la letteratura della memoria e dell'esilio.
Perché è diverso
L'opera fonde la precisione della cronaca storica con la visionarietà tipica del racconto fiabesco, creando un contrasto insolito tra la miseria materiale del crollo imperiale e la bellezza eterea degli incontri amorosi. La narrazione procede per frammenti, dove la figura dell'esule diventa il prisma attraverso cui osservare la dissoluzione di un intero sistema politico.
Dettagli Bibliografici
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