Una zanna di licantropo preme sulla gola di un bambino, mentre il silenzio dei boschi accoglie il patto inconfessabile tra l'umano e il ferino.
Hector Hugh Munro traccia ritratti graffianti di un'epoca sospesa tra il lusso edoardiano e incubi ancestrali, dove le maschere della nobiltà si sgretolano sotto il peso di destini grotteschi.
Reginald osserva lo champagne scorrere durante un ricevimento londinese, ignaro che tra i convitati si aggiri uno spettro in cerca di vendetta. In queste sale, ogni parola affilata funge da lama, smascherando le ipocrisie dei gentiluomini.
Tutto muta forma.
Nelle campagne russe, creature paniche si fondono con il gelo, mentre un Parlamento Infernale tesse trame per detronizzare i sovrani di regni perversi attraverso l'inganno sistematico e il travestimento. La pantomima della vendetta pirotecnica distorce la realtà sociale in una danza di ombre, dove il potere decade e le debolezze diventano la sola, vera moneta di scambio in questo Medioevo fantastico ed edoardiano.
Clovis assiste imperturbabile allo sfaldarsi delle gerarchie, consapevole che ogni preghiera o motto sapienziale è solo un velo gettato sopra una ferocia immutabile, pronta a reclamare il proprio debito di sangue in un eterno, beffardo gioco di specchi.
Un gatto dal potere portentoso osserva l'aristocrazia bruciare nel riverbero di una risata gelida e senza eco.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa breve britannica del primo Novecento.
✔ Estimatori dello stile satirico e paradossale europeo.
Perché è diverso
L'opera combina la precisione chirurgica del ritratto sociale con l'irruzione brutale del sovrannaturale, creando un cortocircuito tra la realtà storica e il mito. La struttura dei racconti non segue una progressione logica, ma si muove per accumulo di parodie e citazioni classiche, trasformando ogni scena in un'esibizione di spirito crudele e raffinatezza formale.
Dettagli Bibliografici
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