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Fratelli

di Carmelo Samonà edito da Sellerio Editore Palermo, 2008

  • Prezzo di Copertina: € 11,00
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Informazioni bibliografiche del Libro

 

Ammorbato racconto d’interno, siamo in un antro domestico ch’è luogo di reclusione coatta: d’un lato v’è il fratello un po’ tonto, che articola male pensieri e parole e riprende i fili d’una discussione con ritardo di giorni; dall’altro il fratello sano, che s’occupa dello sbandato spiandolo in ogni fruscìo, ogni piccolo moto, ogni pensiero perturbante e difforme. In apparenza si tratta di opera, scritta in un italiano che volutamente si fa lingua barocca, sul disagio mentale, la pazzia, il valore della compagnia come cura psichiatrica (sovviene, leggendo, l’interrogativo su chi sia, davvero, il detenuto dato che la permanenza forzata è una costrizione reciproca) e, tuttavia, emerge pian piano la natura meta-letteraria dell’opera: "Fratelli" è anche un discorso sui discorsi, ovvero sul modo in cui si fa chiacchiera. La follia è, infatti, propensione evidente alla parola che accumula, accumula ancora, mette insieme, disperde, fa digressione, ritorna, accumula un altro po’ di parole e d’immagini. La sana forma corporea, invece, è trascrizione puntuta, fredda e oggettiva (penna su foglio, il fratello non ammalato trascrive tutto quel che c’è da trascrivere: ma verrà la confusione, il volo delle carte, le pagine gettate nell’aria...), richiamo metaforico alla scrittura da tardivo neorealismo narrativo (l’opera è del 1978: siamo in pieno post-delirio ideologico, anche in Letteratura). Conturbante, ora algida ora caldissima, l’opera del bravo e dimenticato Carmelo Samonà (che fu docente di Lingua e Letteratura spagnola, cui dedicò saggi senza pari in Italia) è - come ci ricorda Walter Pedullà - "opera sullo scrivere": gioco assai colto, conquista per bravura metaforica.

Recensione Unilibro a cura di Alex Toppi

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Fratelli"
Fratelli scrivani
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4

Chi scrive è il savio: "Vivo in un vecchio appartamento, nel cuore della città, con un fratello malato". E’ in una dimora vuota, silente, in decadenza che due figli dello stesso sangue s’incontrano. Carcere proprietario, sede d’afonia, regno del magico "facciamo che io ero", la casa è teatro allestito: "Le stanze sono ampie, le suppellettili rare. Arnesi dall’uso incerto interrompono la sequenza dei vuoti: penombre di velluti, pezzi d’argento, miniature in legno, bracieri, armature di latta, porcellane". Residui d’intimità in trasloco tra "poltrone coperte da teli", "finestre spoglie", "letti ridotti a brande". ’ un assito di cianfrusaglie il luogo nel quale due ombre si confondono cercandosi in scena. Carmelo Samonà (straordinario studioso del teatro spagnolo e narrataore ancora in cerca dei propri lettori) porta in scena due corpi che son due voci che son due mondi. E li costringe a confrontarsi. Tant’è che l’opera diviene un confronto metaletterario tra modi d’espressione cartacea: il folle ciancica andando per vie traverse, per distonie insane, per metafore indiscete, per digressioni che producono "universi aleatori nei quali si trasferisce" e vive mentre il saggio, mano ferma e mente lucida, usa la biro per tracciare "un piccolo recinto d’annotazioni e commenti" da cui il fratello è lontano:"Quando il foglio è immobile e bianco sullo scrittoio posso tutto". Un piccolo capolavoro, da leggere e rileggere ancora.

"Fratelli"
Sullo scrivere
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4

Ammorbato racconto d’interno, siamo in un antro domestico ch’è luogo di reclusione coatta: d’un lato v’è il fratello un po’ tonto, che articola male pensieri e parole e riprende i fili d’una discussione con ritardo di giorni; dall’altro il fratello sano, che s’occupa dello sbandato spiandolo in ogni fruscìo, ogni piccolo moto, ogni pensiero perturbante e difforme. In apparenza si tratta di opera, scritta in un italiano che volutamente si fa lingua barocca, sul disagio mentale, la pazzia, il valore della compagnia come cura psichiatrica (sovviene, leggendo, l’interrogativo su chi sia, davvero, il detenuto dato che la permanenza forzata è una costrizione reciproca) e, tuttavia, emerge pian piano la natura meta-letteraria dell’opera: "Fratelli" è anche un discorso sui discorsi, ovvero sul modo in cui si fa chiacchiera. La follia è, infatti, propensione evidente alla parola che accumula, accumula ancora, mette insieme, disperde, fa digressione, ritorna, accumula un altro po’ di parole e d’immagini. La sana forma corporea, invece, è trascrizione puntuta, fredda e oggettiva (penna su foglio, il fratello non ammalato trascrive tutto quel che c’è da trascrivere: ma verrà la confusione, il volo delle carte, le pagine gettate nell’aria...), richiamo metaforico alla scrittura da tardivo neorealismo narrativo (l’opera è del 1978: siamo in pieno post-delirio ideologico, anche in Letteratura). Conturbante, ora algida ora caldissima, l’opera del bravo e dimenticato Carmelo Samonà (che fu docente di Lingua e Letteratura spagnola, cui dedicò saggi senza pari in Italia) è - come ci ricorda Walter Pedullà - "opera sullo scrivere": gioco assai colto, conquista per bravura metaforica.

"Fratelli"
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Mamma mia, che ghirigori linguistici (nel senso buono)! Un uomo ha scelto di vivere da solo col fratello malato mentale in un appartamento in centro città, al decimo piano, nelle stanze semivuote. Il libro racconta dei suoi tentativi di comunicazione, del linguaggio che creano, dei giochi: il tutto destinato a restare senza risultato, benchè la speranza continui a vivere anche nelle ultime righe. "A volte riesco ad attirare la sua attenzione dando alla circostanza un’intensa cornice teatrale. gli rivelo che la passeggiata non è che uno spostamento obbligato dentro una storia più ampia di cui scopriremo (e recitereo) gli ulteriori sviluppi seguendo le tracce della donna o del cane al di là della porta. il suo consenso è subito evidente, festoso. ma a che cosa è diretto, alle parole o all’azione? spesso devo accontentarmi di raccontare l’uscita invece di realizzarla. Racconto lungamente: nomino strade, piazze, banconi di venditori, crocicchi, alberi solitari, vicoli omrosi di cui non conosco la fine, negozi, fontanelle, e di nuovo strade, banconi, crocicchi. Si fa sera; seduti l’uno di fronte all’altro vicino all’uscio di casa rimasto aperto, concludiamo il racconto della città immaginando i nostri passi sulla via del ritorno"

"Fratelli"
FRATELLI
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Un uomo vive con il fratello malato in un vecchio appartamento nel cuore della città. Per intrattenerlo, ma anche per comunicare con lui, inventa un complesso rituale di giochi nella casa semideserta. La libertà e la reclusione, l'isolamento che circonda chi è colpito da una disgrazia, la convivenza tra salute e infermità.