Le scogliere calcaree di Capri e l'architettura imperiale di Tiberio si fondono in una prosa che attraversa la topografia isolana non come una meta turistica, ma come un palcoscenico metafisico.
Alberto Savinio trasforma la consueta cronaca di viaggio in una ricognizione onirica, dove la Grotta Azzurra e le vedute classiche diventano tasselli di un’estetica sospesa tra il mito delle Sirene e la realtà dei caffè cosmopoliti. Il testo, redatto originariamente nel 1926, osserva le vestigia di Augusto e le inquietudini dei sovrani antichi, inquadrando l’isola come un microcosmo letterario mediterraneo. Attraverso uno sguardo che alterna la fascinazione per il paesaggio naturale all’analisi della storia, l’autore decostruisce il mito della villeggiatura, rendendo omaggio alla componente visionaria e ancestrale di questo lembo di terra rocciosa tra il Tirreno e il Golfo di Napoli.
Per chi è
✔ Lettori di saggistica letteraria e memorialistica
✔ Studiosi della letteratura italiana del Novecento
Perché è diverso
A differenza dei taccuini di viaggio tradizionali, il libro rilegge la geografia di Capri attraverso la lente del mito e della psicologia del potere, evitando la celebrazione turistica in favore di una riflessione metafisica sulla permanenza delle figure storiche nel paesaggio.
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