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La scomparsa di Majorana

di Leonardo Sciascia edito da Adelphi, 2004

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Informazioni bibliografiche del Libro

 

Questo Majorana è esistito sul serio, era un fisico, un genio di poco più di trent’anni, scomparso nel 1938. Dalle lettere che ha lasciato, la polizia del tempo ha desunto che si fosse suicidato, però il cadavere non è mai saltato fuori. Sciascia parte dai documenti dell’inchiesta, cercando di leggere nel burocratese e di interpretare le intenzioni di poliziotti e ministri osservando come vengano utilizzate alcune parole al posto di altre. Sciascia ha subito il fascino di Majorana. Sembra che il professore fosse molto taciturno e che scribacchiasse formule matematiche (scoperte rivoluzionarie?) sui pacchetti delle sigarette; in seguito a un viaggio di lavoro a Berlino, conobbe Heisenberg e iniziarono una bella amicizia. Con Heisenberg, che non era solo un fisico ma che si poneva delle domande sul proprio ruolo di scienziato, ci poteva essere amicizia, e i due potevano perfino “chiacchierare”; con altri, invece, Majorana si teneva sempre sulle sue, e tutti quelli che lo sconoscevano lo giudicavano strano. La tesi di Sciascia è che Majorana non si sia suicidato ma che si sia ritirato in un convento, schifato dalla strada che la scienza aveva intrapreso, conscio dei pericoli che gli studi sull’atomo stavano creando: un problema di coscienza sulla scienza, dunque. Ma non penso sia solo questo. Secondo me uomini del genere sono onnicomprensivi, non prendono le decisioni così drastiche per una ragione soltanto, per quanto importante questa ragione sia: in qualche modo avrebbe potuto ritirarsi a vita privata e rifiutarsi di dedicarsi ancora allo studio dell’atomo; avrebbe potuto mollare tutto e fare il contadino in una sperduta regione montana, o il marinaio ai tropici, senza far credere di essere morto. Invece ha deciso di scomparire, ha preferito tagliare i ponti non solo con l’ambiente accademico e scientifico ma anche con la famiglia e gli amici. Ha sentito che tutta la sua vita era impostata nel modo sbagliato, non solo il suo lavoro. Qualche nota: 1) La madre di Majorana nel testamento gli ha lasciato la sua parte per quando sarebbe tornato. Mi ha fatto una tenerezza immensa questa donna che in punto di morte si ostina a dare torto a ministri e polizie. Sola contro tutti. 2) Dopo tutta l’inchiesta, dopo tutte le lettere, dopo lo stesso libro di Sciascia, cosa sappiamo di questo Majorana? Niente. Di quello che pensava davvero, dei suoi sentimenti, dei suoi drammi, non sappiamo niente. Di quello che lo rendeva Uomo, non sappiamo niente di niente. Mi ricorda “Foto di gruppo con signora” di Böll: ognuno parla di questa signora, ognuno ha la sua opinione e un aneddoto da raccontare, ma nessuno, in fondo, sa niente di questa donna. Siamo buchi neri, non esseri umani. Inghiottiamo luce nella speranza che qualcuno ci possa guardare dentro.

Recensione Unilibro a cura di serena.gobbo

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"La scomparsa di Majorana"
Storia di un genio
Cristina Marsi, 2012-04-15
4

“…al mondo ci sono varie categorie di scienziati. Persone di secondo o terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. Persone di primo rango, che arrivano a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso” (E. Fermi) E così, questo genio scontroso e riservato, decide di scomparire e dal 26 marzo 1938 si perdono le sue tracce. Suicidio? O semplice rinuncia al mondo? Cercare il suo corpo nel mare tra Napoli e Palermo - ipotesi per cui propende la polizia- o cercare lui stesso in qualche monastero dell’Italia meridionale come vorrebbero i familiari? E quali sono i motivi che hanno causato questa sua scomparsa? Sono legati al difficile carattere del fisico o alla sua precoce intuizione delle conseguenze finali degli ancor giovani studi sulla radioattività? In questo suo romanzo Sciascia non dà risposte, ma solleva tutta una serie di interrogativi su quello che resta uno dei maggiori misteri dell’Italia fascista.

"La scomparsa di Majorana"
SCOMPARIRE
serena.gobbo, 2010-09-15
3

Questo Majorana è esistito sul serio, era un fisico, un genio di poco più di trent’anni, scomparso nel 1938. Dalle lettere che ha lasciato, la polizia del tempo ha desunto che si fosse suicidato, però il cadavere non è mai saltato fuori. Sciascia parte dai documenti dell’inchiesta, cercando di leggere nel burocratese e di interpretare le intenzioni di poliziotti e ministri osservando come vengano utilizzate alcune parole al posto di altre. Sciascia ha subito il fascino di Majorana. Sembra che il professore fosse molto taciturno e che scribacchiasse formule matematiche (scoperte rivoluzionarie?) sui pacchetti delle sigarette; in seguito a un viaggio di lavoro a Berlino, conobbe Heisenberg e iniziarono una bella amicizia. Con Heisenberg, che non era solo un fisico ma che si poneva delle domande sul proprio ruolo di scienziato, ci poteva essere amicizia, e i due potevano perfino “chiacchierare”; con altri, invece, Majorana si teneva sempre sulle sue, e tutti quelli che lo sconoscevano lo giudicavano strano. La tesi di Sciascia è che Majorana non si sia suicidato ma che si sia ritirato in un convento, schifato dalla strada che la scienza aveva intrapreso, conscio dei pericoli che gli studi sull’atomo stavano creando: un problema di coscienza sulla scienza, dunque. Ma non penso sia solo questo. Secondo me uomini del genere sono onnicomprensivi, non prendono le decisioni così drastiche per una ragione soltanto, per quanto importante questa ragione sia: in qualche modo avrebbe potuto ritirarsi a vita privata e rifiutarsi di dedicarsi ancora allo studio dell’atomo; avrebbe potuto mollare tutto e fare il contadino in una sperduta regione montana, o il marinaio ai tropici, senza far credere di essere morto. Invece ha deciso di scomparire, ha preferito tagliare i ponti non solo con l’ambiente accademico e scientifico ma anche con la famiglia e gli amici. Ha sentito che tutta la sua vita era impostata nel modo sbagliato, non solo il suo lavoro. Qualche nota: 1) La madre di Majorana nel testamento gli ha lasciato la sua parte per quando sarebbe tornato. Mi ha fatto una tenerezza immensa questa donna che in punto di morte si ostina a dare torto a ministri e polizie. Sola contro tutti. 2) Dopo tutta l’inchiesta, dopo tutte le lettere, dopo lo stesso libro di Sciascia, cosa sappiamo di questo Majorana? Niente. Di quello che pensava davvero, dei suoi sentimenti, dei suoi drammi, non sappiamo niente. Di quello che lo rendeva Uomo, non sappiamo niente di niente. Mi ricorda “Foto di gruppo con signora” di Böll: ognuno parla di questa signora, ognuno ha la sua opinione e un aneddoto da raccontare, ma nessuno, in fondo, sa niente di questa donna. Siamo buchi neri, non esseri umani. Inghiottiamo luce nella speranza che qualcuno ci possa guardare dentro.