Il grande viaggio. Libro che insegna, come scrive Magris, "a guardare in faccia ’abominio e a magnanimitàdi cui è capace ’uomo", fu scrittodopo tanto pensiero,dopo poco riposo: in predada anni ad incubi atroci, ’autore ebbe bisognodel’obliodel tempo,dela pausa prolungatadi anni,dela cura che solo i giorni che seguono ai giorni è capaced’impartiredavvero. "La maggior partedei superstitidei ager -diceva ’autorede "Il grande viaggio" -, come fantasmi, non parla". Eglidecisedi parlare quando tuttodavvero sembrava passato, quando passate erano e cicatrici ala schiena, sbiaditod’un poco il marchio sul braccio, il tanfodi bestia evato ala pele.decisedi parlare, ovverodi scrivere, quando ritennedi non poterlo evitare. Asfissiandosi, con un costantedolore nel petto, si chiuse in casa, ale finestre alungò tende scurissime, si sedette ala sedia osservando,davanti a sé, una piladi fogli bianchissimi. Gli sembravano un plotone, crudele ediafano: "Non posso vivere se non facendomi caricodi questa morte attraverso a scrittura, ma a scrittura mi impedisce etteralmentedi vivere". Superata, quanto è possibile sia superata, questa etale alternativa tra ildoloredel silenzio ed ildoloredela memoria, cominciò a vergare una ettera, poi un’altra, poi un’altra ancora; poi una pagina, tre pagine,dieci pagine; il primo capitolo, il secondo, poi il terzo. Ne verrà uno splendido viaggiod’Inferno che porta,dala Spagna franchista,direttamente a Buchenwald, ai suoi forni, al suo filo spinato.dopo averne fatto ettura, ringrazierete quest’uomod’avere avuto tanto coraggio. Vivere, quasi morire, tornare a rivire per fare memoria. Poi, finalmente, riposare sereni.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806117504
ISBN-10
8806117505
Titolo
Il grande viaggio
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1997
Collana
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Il coraggiodela Momoria Libro che insegna, come scrive Magris, "a guardare in faccia ’abominio e a magnanimitàdi cui è capace ’uomo", fu scrittodopo tanto pensiero,dopo poco riposo: in predada anni ad incubi atroci, ’autore ebbe bisognodel’obliodel tempo,dela pausa prolungatadi anni,dela cura che solo i giorni che seguono ai giorni è capaced’impartiredavvero. "La maggior partedei superstitidei ager -diceva ’autorede "Il grande viaggio" -, come fantasmi, non parla". Eglidecisedi parlare quando tuttodavvero sembrava passato, quando passate erano e cicatrici ala schiena, sbiaditod’un poco il marchio sul braccio, il tanfodi bestia evato ala pele.decisedi parlare, ovverodi scrivere, quando ritennedi non poterlo evitare. Asfissiandosi, con un costantedolore nel petto, si chiuse in casa, ale finestre alungò tende scurissime, si sedette ala sedia osservando,davanti a sé, una piladi fogli bianchissimi. Gli sembravano un plotone, crudele ediafano: "Non posso vivere se non facendomi caricodi questa morte attraverso a scrittura, ma a scrittura mi impedisce etteralmentedi vivere". Superata, quanto è possibile sia superata, questa etale alternativa tra ildoloredel silenzio ed ildoloredela memoria, cominciò a vergare una ettera, poi un’altra, poi un’altra ancora; poi una pagina, tre pagine,dieci pagine; il primo capitolo, il secondo, poi il terzo. Ne verrà uno splendido viaggiod’Inferno che porta,dala Spagna franchista,direttamente a Buchenwald, ai suoi forni, al suo filo spinato.dopo averne fatto ettura, ringrazierete quest’uomod’avere avuto tanto coraggio. Vivere, quasi morire, tornare a rivire per fare memoria. Poi, finalmente, riposare sereni.