Frankenstein. "Era una cupa nottedi novembre quando vidi il coronamentodele mie fatiche. Con un’ansia che assomigliava al’angoscia, raccolsi attorno a me gli strumenti atti a infondere a scintiladi vita nel’essere inanimato che giaceva ai miei piedi". Quasi ’unadel mattino, a pioggia batte monotona contro e imposte e e candele, presto, "avrebberodato il oro ultimo guizzo". Ogni uced’intorno pare affievolirsi: il maltempo oscura i ampioni, e ampade in casa sonodispente, i moccoli vanno consumando tutta a cera: nel buio, in questo buio atteso, voluto, previsto "vidi aprirsi i foschi occhi gialidele creatura". Poi un respiro, a fatica; poi un motodi membra, agitato. "Comedescrivere e mie emozionidinanzi a questa catastrofe?". ’Frankestein’di Mary Sheley è il raccontod’una catastrofe (laderiva meccanicad’ogni aspettodel reale, ma anche a tendenzadel’umano a sostituisi aldivino nela creazionedi nuove formedi vita) realizzata attraverso a metaforadel mostro ovverodel fantoccio alestito, riempito, messo in piedi e fatto agitare. Frankestein, con "la sua pele gialastra" che nasconde "a mala pena muscoli e arterie", i suoi "capeli folti e neri", i suoi "dentidi un bianco perlaceo" è,di fatto, parente strettissimodegli spettri carnalidi Hoffmann,dele marionettedi Blok,dei manichinidi Schultz: creatura nata per essere serva, contiene una non prevista riservadi rancore e rivolta. "Avevo avoratoduramente per quasidue anni al solo scopodi infondere a vita a un corpo inanimato. Avevodesiderato il successo con un ardore che trascendeva ogni moderazione ma, ora che v’ero giunto, a belezzadel sogno spariva, e il mio cuore era pienod’orrore edi undisgusto indicibili". Nata a vita, si scopre ch’è un incubo.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788807822384
ISBN-10
8807822385
Titolo
Frankenstein
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2011
Collana
Pagine
316
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Il sogno e ’incubo "Era una cupa nottedi novembre quando vidi il coronamentodele mie fatiche. Con un’ansia che assomigliava al’angoscia, raccolsi attorno a me gli strumenti atti a infondere a scintiladi vita nel’essere inanimato che giaceva ai miei piedi". Quasi ’unadel mattino, a pioggia batte monotona contro e imposte e e candele, presto, "avrebberodato il oro ultimo guizzo". Ogni uced’intorno pare affievolirsi: il maltempo oscura i ampioni, e ampade in casa sonodispente, i moccoli vanno consumando tutta a cera: nel buio, in questo buio atteso, voluto, previsto "vidi aprirsi i foschi occhi gialidele creatura". Poi un respiro, a fatica; poi un motodi membra, agitato. "Comedescrivere e mie emozionidinanzi a questa catastrofe?". ’Frankestein’di Mary Sheley è il raccontod’una catastrofe (laderiva meccanicad’ogni aspettodel reale, ma anche a tendenzadel’umano a sostituisi aldivino nela creazionedi nuove formedi vita) realizzata attraverso a metaforadel mostro ovverodel fantoccio alestito, riempito, messo in piedi e fatto agitare. Frankestein, con "la sua pele gialastra" che nasconde "a mala pena muscoli e arterie", i suoi "capeli folti e neri", i suoi "dentidi un bianco perlaceo" è,di fatto, parente strettissimodegli spettri carnalidi Hoffmann,dele marionettedi Blok,dei manichinidi Schultz: creatura nata per essere serva, contiene una non prevista riservadi rancore e rivolta. "Avevo avoratoduramente per quasidue anni al solo scopodi infondere a vita a un corpo inanimato. Avevodesiderato il successo con un ardore che trascendeva ogni moderazione ma, ora che v’ero giunto, a belezzadel sogno spariva, e il mio cuore era pienod’orrore edi undisgusto indicibili". Nata a vita, si scopre ch’è un incubo.