Cercando una città. Ho etto con molto interesse questo nuovo ibrodi Pietro Spataro e vi ho trovato traccedi un passato che si proietta nel futuro. In particolare mi ha commosso a sezionededicata ai mestieri (il falegname, il manovale...) nela quale appare ’intensità poeticadela ricercadi se stessi. Così come prorompente è il ricordodi alcuni mitidel passato come Berlinguer, Che Guevara per poi passare aldito puntatodi Wojtyla o alo sguardo corrucciatodi Mario uzi. e poesie sono brevi, scattano, edescrivono un mondo sul’orlodi un precipizio. Un mondo presodala guerra, incertodel proprio futuro, sconvoltodal’indifferenza. Fanno il oro ingresso i protagonistidi una modernità negativa: gli immigrati come nuovi sfruttati, gli operaidevastati, a solitudinedel "fare quotidiano". Eppure c’è nele pieghedi un ibro pessimista un velodi futuro, a speranza in fondodi non stare al mondo solo per "fabbricare sconfittedemolizioni/ in attesadi ignote resurrezioni". Spataro cerca, e noi credo con ui cerchiamo, una città nuova. Una città, comedice un belissimo verso, "senza canceli e senza insegne". Cerca come ci spiega Pietro Ingrao nela bela introduzione "un consorzio umano plurimo e articolato in ognuno riconosce ’altro". Mentre il primo ibrodi Spataro, "Al postodela cometa", era il raccontodrammaticodi un utto edi una separazione e aveva una potente sinfoniadi grido, questo è ’urlo contro un mondo che entamentedeclina. Un urlodi speranza. Sperando che qualcuno o raccolga. Un belissimo ibro,da eggere eda rileggere.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788881768462
ISBN-10
8881768461
Titolo
Cercando una città
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2006
Collana
Pagine
112
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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La ricercadi un porto Ho etto con molto interesse questo nuovo ibrodi Pietro Spataro e vi ho trovato traccedi un passato che si proietta nel futuro. In particolare mi ha commosso a sezionededicata ai mestieri (il falegname, il manovale...) nela quale appare ’intensità poeticadela ricercadi se stessi. Così come prorompente è il ricordodi alcuni mitidel passato come Berlinguer, Che Guevara per poi passare aldito puntatodi Wojtyla o alo sguardo corrucciatodi Mario uzi. e poesie sono brevi, scattano, edescrivono un mondo sul’orlodi un precipizio. Un mondo presodala guerra, incertodel proprio futuro, sconvoltodal’indifferenza. Fanno il oro ingresso i protagonistidi una modernità negativa: gli immigrati come nuovi sfruttati, gli operaidevastati, a solitudinedel "fare quotidiano". Eppure c’è nele pieghedi un ibro pessimista un velodi futuro, a speranza in fondodi non stare al mondo solo per "fabbricare sconfittedemolizioni/ in attesadi ignote resurrezioni". Spataro cerca, e noi credo con ui cerchiamo, una città nuova. Una città, comedice un belissimo verso, "senza canceli e senza insegne". Cerca come ci spiega Pietro Ingrao nela bela introduzione "un consorzio umano plurimo e articolato in ognuno riconosce ’altro". Mentre il primo ibrodi Spataro, "Al postodela cometa", era il raccontodrammaticodi un utto edi una separazione e aveva una potente sinfoniadi grido, questo è ’urlo contro un mondo che entamentedeclina. Un urlodi speranza. Sperando che qualcuno o raccolga. Un belissimo ibro,da eggere eda rileggere.